sabato 4 giugno 2011

La scissione: sbocco inevitabile del Popolo della libertà

C'è un "doppio vincolo" che lega i dirigenti di quel partito allo sconfitto: la sua presenza impedisce una dinamica centrifuga, ma la sua assenza avvierebbe un reale processo di chiarimento interno. Quindi, da un lato non possono fare a meno di lui se vogliono evitare quella che ormai viene definita una balcanizzazione del "cartello" elettorale; e, dall'altro, per rilanciare il "cartello" occorrerebbe che lo sconfitto si facesse da parte. Il "doppio vincolo" produce però a lungo andare "effetti perversi": più lo sconfitto permane più la situazione rischia di esplodere, più la situazione si fa implosiva e più si fa forte l'esigenza della sua permanenza. Ma anche lo sconfitto ha capito la posta in gioco: questi non vogliono farmi fuori perché non possono fare a meno di me, ma allo stesso tempo vorrebbero farmi fuori per far i loro giochi di potere. 
Insomma, il "doppio vincolo" li rende reciprocamente diffidenti. Gli attori è come se stessero dicendo: "La fiducia mi rende vulnerabile, perciò non devo correre rischi"; e la predizione inerente è dunque: "L'altro vorrà approfittarsi di me". Questo spiega il "caos piatto" che ho descritto qualche giorno fa. Ma gli attori sono consapevoli che non possono restare a lungo prigionieri di questo "doppio vincolo". Se permane questa situazione di stallo, da un lato non si può andare avanti nel processo di cambiamento a causa della permanenza dello sconfitto, ma dall'altro non si può neanche rimanere in queste condizioni rischiando da un momento all'altro l'implosione.


Come si sbloccherà questa situazione?
Primo scenario: la scissione.
Gli attori sono entrati nel gioco perverso de' "Il dilemma del prigioniero". La cosa migliore per entrambi gli attori sarebbe che cooperassero: ad esempio, che lo sconfitto desse garanzie che entro un limite di tempo ragionevole uscisse di scena e che il partito cessasse ogni forma di ostilità o di rivendicazione. Ma, essendo venuta meno la fiducia tra le parti, questa soluzione non è più praticabile. Non ci sono più le condizioni per agire nell'ambito di una reciproca fiducia. Il partito sa che lo sconfitto vorrebbe che lo assecondassero in tutte le scelte come ha sempre fatto. Ma questa scelta comporterebbe il massimo vantaggio per lo sconfitto e una perdita secca per il partito. Da parte sua invece lo sconfitto sa che il partito mira a che lui si faccia spontaneamente da parte lasciando al partito piena libertà di decidere del suo futuro. Ma questa soluzione sarebbe una perdita secca per lo sconfitto e un vantaggio pieno per il partito. La soluzione che a questo punto si prospetta è una scissione, la quale, pur danneggiando entrambi gli attori, risulta comunque il male minore: la parte che si scinde acquista la sua autonomia ma a costo di una riduzione della sua forza; lo sconfitto otterrà il suo scopo di avere un partito ai suoi ordini ma ridotto nella forza. La parte scissa compenserà la sua debolezza "alleandosi" con il Terzo polo (anche nella speranza di attrarre un altro pezzo di Pd).
Secondo scenario: crisi di governo.
A questo punto si apre una crisi di governo: per segnalare un processo di discontinuità con la vecchia maggioranza, questa nuova fazione toglierà la fiducia al governo.
Terzo scenario: governo tecnico.
Per dare modo alle nuove forze in gioco, al fine di strutturasi sul territorio, si voterà la fiducia a un governo tecnico col compito di occuparsi di due temi precisi:
a) legge elettorale proporzionale
b) manovra finanziaria.
Quarto scenario: nuove elezioni.
Trascorso un anno si tornerà a votare. Col sistema proporzionale, ognuno correrà per sé. I giochi poi si faranno a urne chiuse.

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