martedì 7 giugno 2011

Deja Vu: 1994/2011

Primo copione: 1994 (brani tratti da P. Ginsborg: L'Italia del tempo presente).
Nel marzo del 1994, Silvio Berlusconi vinceva le elezioni politiche. Molti commentatori parlarono di una nuova era videocratica: la politica democratica rischiava di essere trasformata in uno spettacolo televisivo. Attraverso tutte le reti di comunicazione della società italiana, il carismatico leader di Forza Italia cominciò a diffondere messaggi chiari e martellanti, ma dopo un inizio esaltante l'esperienza di governo di berlusconi si rivelò tanto breve quanto amara. L'azione di governo non fu caratterizzato da quella competenza e da quel dinamismo che egli aveva eretto a elementi centrali della propria campagna elettorale, ma piuttosto da notevoli incertezze. In seguito, Berlusconi avrebbe coniato lo slogan "Non ci hanno lasciato lavorare", ma in realtà si trovò prigioniero di quella stessa coalizione che egli stesso aveva brillantemente creato qualche mese prima. Tuttavia. le difficoltà più gravi emersero quando si dovettero rispettare i vincoli di Maastricht; strettamente legate alla questione dell'Europa fu l'annunciata riforma delle pensioni dei lavoratori dipendenti: la finanziaria di Berlusconi, dalla portata di 50.000 miliardi di lire, era tutta sbilanciata sul lavoro dipendente, mentre concedeva facilitazioni fiscali al mondo del lavoro autonomo e imprenditoriale. Di conseguenza le iniziative del governo suscitarono una massiccia mobilitazione in difesa dei diritti dei lavoratori. La fine giunse all'improvviso. Bossi ritirò l'appoggio della Lega al governo. Privo di una maggioranza in entrambi i rami del Parlamento, il 22 dicembre 1994 Berlusconi salì al Quirinale e rimise il proprio mandato nelle mani di Oscar Luigi Scalfaro.

Secondo copione: 2008-2011
Nell'aprile del 2008, Silvio Berlusconi vinceva le elezioni politiche. Molti commentatori ri-parlarono di una nuova era videocratica: la politica democratica ancora una volta era stata trasformata in uno spettacolo televisivo. Attraverso tutte le reti di comunicazione della società italiana, il carismatico leader di del Popolo della libertà ri-cominciò a diffondere messaggi chiari e martellanti, ma dopo qualche mese, l'esaltante l'esperienza di governo di Berlusconi si rivelò tanto breve quanto amara. L'azione di governo non fu caratterizzato da quella competenza e da quel dinamismo che egli aveva eretto a elementi centrali della propria campagna elettorale, ma piuttosto da notevoli incertezze. In seguito, Berlusconi avrebbe coniato lo slogan "E' sempre colpa degli altri", ma in realtà si trovò prigioniero di quella stessa coalizione che egli stesso aveva brillantemente creato qualche mese prima. Tuttavia, le difficoltà più gravi emersero quando si dovettero rispettare i vincoli di rientro  dal debito pubblico chiesto dall'Unione Europea; strettamente legate alla questione dell'Europa furono annunciati tagli alla spesa pubblica: la finanziaria di Berlusconi, dalla portata di 40 miliardi di euro, era tutta sbilanciata sul lavoro dipendente, mentre concedeva facilitazioni fiscali al mondo del lavoro autonomo e imprenditoriale. Di conseguenza le iniziative del governo suscitarono una massiccia mobilitazione in difesa dei diritti dei lavoratori. La fine giunse all'improvviso. Bossi ritirò l'appoggio della Lega al governo. Privo di una maggioranza in entrambi i rami del Parlamento. Berlusconi salì al Quirinale e rimise il proprio mandato nelle mani di Giorgio Napolitano.
Posta un commento