lunedì 9 gennaio 2012

Popitz, fenomenologia del potere, coercizione, persuasione, suggestione



In Fenomenologia del potere di Heinrich Popitz troviamo degli assunti interessanti sul “potere”. In primo luogo, lo studioso tedesco afferma che il potere è un elemento universale della socialità umana. In secondo luogo, distingue quattro forme antropologiche fondamentali di potere: il potere di offendere, basato sulla violenza; il potere strumentale, basato sulla preoccupazione del futuro; il potere d’autorità, basato su norme di riconoscimento; infine, l’agire tecnico, che esprime il potere di creare dati di fatto.
In terzo luogo, Popitz parla dell’onnipresenza del potere in tutti i rapporti umani: «Il potere si annida dappertutto, si tratta solo di imparare a vederlo». In generale, secondo Popitz, «la parola potere fa riferimento a qualcosa che l’uomo è in grado di fare, alla sua capacità di imporsi su forze estranee».
In particolare, Popitz fa dipendere ciascuna di queste forme alla corrispondenza tra dipendenze vitali e facoltà dell’agire umano. Il potere di offendere, di stabilire norme, di agire in modo tecnico sono facoltà dell’agire costitutive dell’uomo, alle quali corrispondono la vulnerabilità, la preoccupazione per il futuro, il bisogno di norme e di riconoscimento, il legame con gli artefatti.
Tuttavia, se andassimo a fondo di questa analisi del potere, scopriremmo che le quattro forme possono essere ridotte a una sola: al potere coercitivo, al potere cioè capace di imporre la propria potenza al fine di orientare la condotta altrui. Insomma, per Popitz «gli uomini sono in grado di fare del male agli altri uomini direttamente, e inoltre possono influenzarli pesantemente agendo su aspettative, norme, artefatti».
Dal mio punto di vista, per quanto taluni presupposti di Popitz siano pienamente condivisibili, ritengo tuttavia che in questa analisi alcuni aspetti del potere siano rimasti un po' in ombra. Ciò dipende, a mio parere, dal fatto che un concetto quale quello di potere è intessuto da una molteplicità di altri concetti, ossia dal fatto che tale concetto rimanda a una rete complessa di concetti, rete difficile da districare.
Ad esempio, nei rapporti di potere non potrei mai confondere tra il “costringere” e/o l’“influenzare” qualcuno a scegliere una determinata condotta. In pratica, tra il potere coercitivo, che tende a imporre una scelta e il potere persuasivo, che tende a proporre una scelta, esiste una differenza ben netta. Nel potere persuasivo, la decisione ultima, quella di compiere o di non compiere una determinata scelta, spetta comunque al soggetto destinatario di tale potere. Altrettanto non possiamo dire del potere coercitivo, dove la libertà d’agire è fortemente limitata. Così, tra la minaccia messa in atto dal potere coercitivo al fine di ottenere obbedienza, e la promessa avanzata dal potere persuasivo al fine di ottenere un consenso sussiste una notevole differenza. Così, tra la punizione che consegue alla disobbedienza, e la mancata ricompensa che consegue al mancato consenso. Così, tra il subire un ricatto e suscitare una speranza. E potrei continuare con altri concetti.
Ovviamente, il concetto di potere può essere declinato in molteplici modo, ed essere qualificato in funzione dell’istituzione politica o sociale che lo esercita, e parlare di potere normativo, costituente, temporale, spirituale, emissivo, discrezionale, razionale, promissivo, attrattivo, ecc., nondimeno, se andassimo a fondo nella nostra analisi troveremmo che ciascuna di queste tipologia di potere usa una specifica risorsa, vale a dire è il modo in cui la “risorsa” viene impiegata a dare al potere configurazioni diverse.
Come si può comprendere, ogni forma di potere mette in atto una specifica sequenza di concetti, ai quali corrispondono specifici comportamenti o atteggiamenti. Ora, secondo la mia ipotesi, le forme di potere attraverso le quali è possibile indurre qualcuno a compiere qualcosa sono tre: coercitivo, persuasivo e suggestivo. Nell’analisi fenomenologica, i tipi di potere più indagati sono senza dubbio il primo e il secondo. Del potere suggestivo, non mi pare che ci siano effettuate grandi analisi.
In sintesi, il potere coercitivo si manifesta quando si obbliga qualcuno a compiere una determinata ed unica scelta escludendo ogni altra possibile scelta. L’effetto del potere coercitivo è l’obbedienza. Il potere persuasivo si manifesta quando si vuole convincere qualcuno a prendere una determinata decisione scegliendo tra diverse opzioni. L’effetto del potere persuasivo è il consenso.


Il potere suggestivo rimane quello maggiormente avvolto tra le nebbie delle riflessioni sul potere. Forse, questa maggiore evanescenza del potere suggestivo dipende dal fatto che i suoi meccanismi non sono così visibili come lo sono invece nelle altre due forme di potere.
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