mercoledì 30 aprile 2014

Dalla "Postfazione" a Autoesorcismi per Pitture nere. Storie di AA.VV.


Dov’è il “centro” e dove la “periferia”? Ma sì, sappiamo bene dov’è il centro: il centro si trova nel mondo dell’editoria, con i suoi rituali, le sue conventicole, le sue alleanze, i suoi premi, le sue riviste, i suoi anchorman, i suoi spin doctor. Il centro è là, perché è là che si fanno affari, vendite, marketing; è là che si compra, si vende, s’acquista. Ed è là che si trovano i professionisti della scrittura, ossia gli “scrittori” di mestiere.
Ma questi scrittori della carta stampata, abbarbagliati ormai sulla luna, che vivono su un altro pianeta, protesi soltanto a vendere qualche copia in più del loro ultimo romanzo, fanno ancora “letteratura” o hanno smesso ormai da tempo? Coccolati da una editoria in crisi, scrivono per mestiere, per inerzia, sotto la spinta del mercato. Qui la “letteratura” è un cimitero di copertine lasciate come lapide a ricordare quel che fu! Sulla carta stampata non si fa letteratura, ma si fanno affari, profitti. Di tutto, insomma, tranne che letteratura.
La vera letteratura dei nostri tempi sta altrove. Nei blog, nei litblog. Qui si dibatte, si discute, ci si accapiglia. Qui si crea, s’inventa, si sperimenta. Accantoniamo per un attimo tutta l’accozzaglia che troviamo scritta. Accantoniamo  anche il fatto che ci siano autori che scrivono con i piedi. Poniamo invece per un attimo attenzione alla piena libertà espressiva di questi autori, alla loro pluralità stilistica che possono adottare senza restarne prigionieri.
Qui non ci sono “scrittori”, ma soltanto “autori”, autori che creano con il loro ingegno, secondo l’etimologia del termine, che vivono la scrittura con passione, che vivono questa passione per esorcizzare i mali o i malesseri dei nostri tempi, consapevoli del fatto di trovarsi in mezzo a una svolta epocale, a un cambiamento radicale, che sta  trasformando il modo di scrivere e di leggere. Ma sono autori “marginali”, o, se osservati dal “centro”, “periferici”, che non contano niente. Eppure, quantunque non contino niente, saranno gli autori del domani, perché la vita letteraria sta spostando il suo asse e il suo pubblico. Sempre più, e in maniera esponenziale, i lettori/autori si dirigono verso la periferia, perché sempre più intuiscono che là c’è vita, c’è vitalità, c’è anima, c’è animosità, e che al centro c’è solo liturgia, ipocrisia, c’è stanchezza, c’è artificiosità.


Facile profezia? Può darsi. Ma il fatto che degli autori che si sono conosciuti in rete si mettono insieme per realizzare un’antologia di per sé non costituisce una novità? Ognuno di loro porta avanti una propria poetica, esprime una propria visione del mondo, ha una propria idea del fare letteratura. Quindi non si fanno portavoce di un’estetica comune, di una visione condivisa della vita e dell’arte. Non si propongono neanche di creare un movimento, di formare un’avanguardia. L’unica cosa che li accomuna è di essere tutti autori nati nella rete, di essere dunque autori che vivono ai margini, ma nella convinzione di essere il domani della letteratura.
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