martedì 29 aprile 2014

...le crepe nel muro @brunocorino



Giornate tranquille, senza scosse. Mi sveglio presto al mattino e sistemo gli appunti. All’immaginazione concedo poche distrazioni. La cameretta dove dormo ha una piccola finestra che dà direttamente sulla strada. Ho a disposizione un’altra stanza con un ampio terrazzo, ma l’unica visione che s’offre alla mia vista è un’abitazione bassa e fatiscente, dall’aria abbandonata; addossata ad essa, un’altra, la cui facciata laterale, grezza e cieca, mostra il suo scheletro interno: il tracciato delle scale, l’altezza dei solai, il tempo intercorso tra la costruzione di un piano e l’altro, la natura dei laterizi; i primi piani costruiti con mattoni pieni, gli altri con mattoni forati. Dal mio punto di osservazione, i balconi che s’affacciano su questo lato s’offrono di taglio, posso scorgere il profilo di qualcuno quando sta alla ringhiera, ma non guardare al loro interno.
Ho sistemato fuori, in terrazza, un tavolo piccolo. All’aria aperta mi sento più a mio agio. Sento i primi caldi dell’estate, e intorno a me c’’è tanta quiete. Leggo comodamente dei documenti e intanto prendo degli appunti. A quest’ora, in pieno pomeriggio, con il sole che comincia a scottare sopra i tetti, i nativi preferiscono rimanere rintanati nei loro antri, all’ombra. A me questo caldo non dà fastidio, anzi, questa luce accecante, giallastra, che penetra inesorabilmente in ogni angolo di strada fino a cancellarne i contorni, mi piace. Così come mi piace osservare il muro vecchio della casa di fronte. In mezzo vi s’aprono delle crepe, da cui fuoriescono germogli di vitalità.

Quel muro screpolato mi richiama alla mente i tanti secoli trascorsi sopra le nostre teste, senza lasciare tracce, se non quei segni, incisi dalla calura estiva, dalla pioggia scrosciante, o dalle fredde giornate d’inverno, incisi dal caso e senza nessun disegno prestabilito, come capita talvolta alla nostra vita. Tento di indovinare, nella sua architettonica geometria, le modifiche apportate dalla mano dell’uomo a quell’edificio. M’accorgo di come sia piacevole abbandonarsi a questi pensieri che non hanno alcuno approdo.

E così continuo a osservare le crepe del muro. Non penetra, al loro interno, luce, sono troppo profonde. Anche nella storia umana a volte s’aprono delle crepe la cui luce non penetra. Come capita alle azioni malvagie che hanno sempre il potere di cambiare forma e di non lasciarsi riconoscere. Perciò preferiscono germogliare nell’oscurità delle fenditure.
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