venerdì 2 dicembre 2011

Le metamorfosi dello spirito: leone, cammello, bambino


In Così parlò Zarathustra, Nietzsche indica ne’ I discorsi di Zarathustra (Parte prima), le tre metamorfosi dello spirito: «Come lo spirito diventa cammello, e il cammello leone, e infine il leone fanciullo». Il cammello è la bestia paziente ed ossequiosa, che percorre in fretta il deserto, «ma nel deserto più solitario avviene la seconda metamorfosi: qui lo spirito diventa leone.
Lo spirito del leone è colui che sa crearsi la libertà per una nuova creazione, ma non è capace di «creare nuovi valori», ciò è «cosa che sa fare il bambino»: «Il bambino è innocenza e oblio, un nuovo inizio, un gioco, una ruota che gira da sé, un primo movimento, un sacro dire-di-sì».
Insomma, il cammello è il simbolo della sopportazione e della pazienza; il leone quello della forza e della libertà di saper imporre la propria volontà; il bambino, infine, è il simbolo della libera creazione di valori. Il bimbo rappresenta ludicamente il fare e il disfare della vita; egli gioca con le sue forme, ma non con l’intenzione di crearne delle nuove, ma per il puro piacere di giocare/creare.
Costruire sulla sabbia bei castelli e poi provare lo stesso piacere a prenderli a calci, è un comportamento che gli altri due “spiriti” non possono comprendere. Gli altri due spiriti direbbero che lo spirito del bambino non mostra alcuna serietà per quel che fa.
Ora, proviamo a sostituire il termine “valore” con il termine “ordine”, e il termine “spirito” con “potere”: lo spirito del leone è quello che vuole imporre un ordine; quello del cammello è lo spirito che sa sopportare un ordine; lo spirito del bambino è quello che sa far emergere un ordine.
A ciascun “spirito” possiamo a questo punto sostituire un tipo di “potere”: lo spirito del leone evoca il potere coercitivo. Lo spirito del cammello quello persuasivo; lo spirito del bambino evoca il potere suggestivo. Ciascun potere contribuisce, in modo diverso, alla configurazione dell’ordine, cioè a rendere coerente le forme dell’esperienza. Il potere coercitivo, imponendo una linea di condotta, ha il compito di stabilizzare l’ordine; il potere persuasivo di modificare un ordine; il potere suggestivo di farlo emergere.
Ognuno di questi poteri svolge una funzione specifica.
Il potere coercitivo seleziona le condotte in base alle aspettative, aspettative correlate ad un ordine stabilizzato, per cui prescrive ciò che si può fare e ciò che non si può fare, ciò che è vietato e ciò che è lecito, e così via. Il potere persuasivo varia le previsioni sulla base di eventi imprevisti, e quindi tende a modificare l’ordine delle cose; infine, il potere suggestivo crea un ordine di cose laddove prima gli elementi dati non erano affatto correlati tra loro.
Queste tre forme di potere sono in un rapporto circolare. La circolarità procede sia in senso orario che antiorario: per stabilizzare un ordine è necessario prima farlo emergere e un ordine si può modificare quando è stabile. Ma un ordine emerso può essere modificato e un ordine modificato può essere stabilizzato. Questo doppio processo circolare del potere spiega la stabilità dell’ordine, la variabilità o mutabilità, infine la sua genesi. Queste tre forme di potere presiedono dunque al processo di creazione di un legame, a quello di una sua modificazione, infine, a quello di una sua conservazione. La metamorfosi dello spirito altro non è che la metamorfosi del potere, e la costruzione di un valore altro non è che una costruzione di un ordine.
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