sabato 3 dicembre 2011

Relazione, simmetria, asimmetria, ambiti relazionali, etoanalisi,



1. Relazione. Una relazione può essere identificata come un insieme di coppie ordinate < x, y >, tale che se [x = y o y = x]   la relazione è simmetrica; se invece [x > y o x < y], allora la relazione è asimmetrica.
Se R è una relazione qualsiasi, allora invece di scrivere < x, y > , scriveremo che xRy, che si può leggere: “tra x e y sussiste la relazione R”.
Ogni relazione [R] ha un suo ambito definito da uno specifico limite interazionale. Il limite interazionale definisce la finalità della relazione. In quanto tale, possiamo affermare che ogni relazione è definita da un limite; di conseguenza il riconoscimento della relazione implica il riconoscimento del limite. Da ciò consegue che: individuato il limite interazionale è possibile dedurre la finalità della relazione; dal momento che tra limite e finalità sussiste un rapporto di reciprocità, allora possiamo affermare che individuata la finalità della relazione è possibile dedurne il limite.
Assioma della relazione: una relazione che non contiene un limite non può essere identificata come tale.


Le relazioni identificate da un limite possono essere di tipo:
a) Relazione casuale: quando l’interazione è limitata al semplice contatto. La relazione è finalizzata al riconoscimento dei segnali.
b) Relazione situazionale: l’interazione è limitata alla presa di distanza. L’unico legame che sussiste tra x e y è il fatto di venirsi a trovare per una serie di circostanze nella medesima situazione. Pertanto, al di là della mera situazione contingente, nulla lega gli agenti. La relazione è finalizzata al riconoscimento delle reciproche  distanze.
c) Relazione convenzionale: l’interazione è limitata alla presa di contatto, secondo quanto prevedono le convenzioni stabilite socialmente e culturalmente. La relazione è finalizzata al riconoscimento delle identità.

d) Relazione strumentale o pragmatica: l’interazione è limitata alla richiesta. La relazione è finalizzata al riconoscimento della richiesta socialmente prestabilita.
e) Relazione interpersonale: l’interazione è limitata alla prestazione. Sono relazioni connotate da una continuità temporale (di breve o lungo periodo), e possono essere di tipo formale o informale. La relazione è finalizzata al riconoscimento dei ruoli.
f) Relazione affettiva: l’interazione è focalizzata sul . La relazione è finalizzata al riconoscimento del .

Nell’ordine abbiamo dunque tra x e y le seguenti relazioni:

RaΩRbΩRcΩRdΩReΩRf

(Ω = simbolo di inclusione)


tale che ogni relazione precedente è inclusa nella relazione susseguente, il che vuol dire che una relazione strumentale o pragmatica (limitata alla richiesta), ad esempio, include la relazione limitata alla presa di contatto, alla presa di distanza, ai segnali, e così via.

Quindi: xRay si legge: la relazione tra x e y è limitata al semplice contatto;
xRby, la relazione è limitata alla presa di distanza… e così via;

il limite della relazione segna il dominio entro il quale x e y possano interagire.

Se prendiamo due oggetti qualsiasi della vita reale, per affermare che tra essi sussista una Relazione qualsiasi, occorre che essi siano ordinati secondo un determinato “criterio”. Se, per esempio, affermo che tra l’1 e il 2 o tra lo 3 e l’1 sussista una relazione, è necessario allora disporre di un “criterio” capace di porre un ordine tra i due numeri: se dico che il 2 o il 3 è maggiore di 1 allora, nell’ordine, il 2 o il 3 si dispone dopo l’1. L’essere maggiore/minore è il criterio in base al quale dispongo l’ordine dei numeri in una determinata Relazione. Allo stesso modo se dico che l’evento X è effetto dell’evento Y, il criterio causa/effetto è ciò che mi dà la possibilità di trovare una relazione tra i due eventi disponendoli in un determinato ordine temporale. Così se dico che Caio ha reagito alla minaccia di Tizio, il criterio minaccia/ricatto è il criterio in base al quale posso trovare una relazione tra il comportamento di Caio e quello di Tizio.
In una relazione, ogni criterio scelto è costituito da una coppia di termini complementari. Definiamo tale coppia di termini complementari come “valori” della relazione. Dal momento che abbiamo due tipi di relazione (simmetrica e asimmetrica), allora si ha che nella relazione asimmetrica se si assegna uno dei valori complementari a un oggetto della relazione, di conseguenza si esclude che si possa assegnare all’altro oggetto della relazione il medesimo valore.
In altri termini, in una relazione asimmetrica non possiamo assegnare lo stesso valore ad entrambi gli oggetti. Cosicché,  se si assegna il valore «minore» all’1, di conseguenza si assegna il valore «maggiore» al 2. Se si assegna il valore temporale «prima» all’evento A, si assegna il valore «dopo» all’evento B. Così: se si assegna a X il ruolo di padre, di conseguenza nella relazione xRy si assegna a Y il ruolo di figlio.
Soltanto in una relazione simmetrica l’ordine dei valori si annulla. Infatti, se si afferma che A = B, allora B = A; così se (1 + 2) = 3, allora 3 = (1 + 2). La relazione simmetrica è “governata” dal principio di reciprocità. In base a questo principio si può stabilire che A è tanto effetto che causa di B, allo stesso modo in cui lo è B.
Nel momento in cui viene meno questo principio, all’interno di una relazione, la relazione è asimmetrica. Nella relazione simmetrica l’unico ordine che può sussistere è quello della ricorsività (o della reciprocità). Paradossalmente, l’ordine della reciprocità annulla all’interno della relazione la possibilità di poter determinare un ordine. Infatti, se affermo che A = B, allora posso dire che B = A; quindi, non posso disporre A e B all’interno di un ordine spaziale (lontano/vicino), temporale (prima/dopo, causa/effetto), quantitativo (maggiore/minore), giuridico (colpevole/innocente), etico (bene/male), ecc.


Tuttavia, anche se non posso disporre la coppia di oggetti in un determinato ordine, una loro relazione sussiste, in quanto l’uno può essere in funzione dell’altro, e viceversa. Tutti i processi di mutua ricorsività, ad esempio, sono retti dal principio di reciprocità: quando all’interno di una relazione una funzione ne richiama un’altra che, a sua volta, richiama la prima. Un tipico processo di mutua ricorsività lo troviamo alla base della seduzione: ogni atto seduttivo di x richiama un altro atto seduttivo di y, il quale si richiama a sua volta all’atto precedente per poter innescare un ulteriore atto seduttivo, e così via sino a provocare un cambiamento della relazione.
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