sabato 17 dicembre 2011

La doppia "morale" della Chiesa Cattolica e il "piatto di lenticchie" di Sylos Labini

Prima del secondo conflitto, le gerarchie ecclesiastiche hanno sostenuto e favorito il fascismo in cambio di un "piatto di lenticchie", come scriveva Sylos Labini; in seguito lo hanno fatto con la Democrazia Cristiana e, in ultimo, con i governi di centro-destra.
Perché le gerarchie cattoliche hanno bisogno che ci sia uno Stato che ratifichi i loro “precetti morali” (e loro interessi)?
Per una semplice ragione: perché le cosiddette coscienze dei fedeli non ascoltano più i “precetti morali” (anacronistici) predicati dalla Chiesa.
Facciamo un esempio concreto: la morale cattolica proibisce la fecondazione eterologa. Un “buon” cattolico che crede fermamente a quanto dice la Chiesa evita questa pratica.
Che ci sia o non ci sia una legge favorevole o contraria alla fecondazione eterologa, al “buon” cattolico la cosa non “interessa”: se egli scegli di non praticare questa strada non è perché c’è una legge che glielo proibisce, ma perché c’è la sua convinzione morale.
Se la Chiesa fa tradurre in legge di Stato un suo rispettabilissimo principio da un lato dimostra di essere più forte dello Stato perché in grado di far diventare i suoi principi etici in etica dello Stato, dall'altro dimostra la sua debolezza, perché sa che senza quelle leggi i suoi anacronistici principi morali cadrebbero nel vuoto delle coscienze degli stessi che si dichiarano cattolici.
In cambio della traduzione in legge però quella parte politica chiede il voto dei cattolici. E quei voti non servono soltanto per costituire maggioranze pronte a tradurre in legge i precetti della Chiesa, ma anche per fare altre politiche sociali, ad esempio, per votare leggi contro gli immigrati, contro le politiche sociali, leggi che non sono viste di buon occhio da una parte della Chiesa, ma che sono “tollerate” in nome di una suprema ragion di stato (vaticano).
Anche quando diede il suo sostegno politico al fascismo, la Chiesa dovette sottostare allo scioglimento delle sue organizzazioni religiose (l’Azione cattolica), dovette sopportare le Leggi razziali del fascismo. Anche in questo caso si piegò alla ragion di stato valutando più i vantaggi che avrebbe tratto dall’abbraccio con il fascismo, che non gli svantaggi. Ma agendo in questo modo la Chiesa sta rivelando ogni giorno la sua doppia morale, e, se non nell’immediato storico, tra non molto tempo, quando sarà palese a tutta l’opinione pubblica, ne pagherà un prezzo altissimo.
In altri termini, sta facendo palesare di avere una morale guidata dalla Ragion di stato (la difesa degli interessi), e una morale guidata dall’essere un “ente spirituale”.
Sennonché, in quest’ultimi tempi la seconda appare sempre più offuscata, mentre l’altra emerge con sempre maggior forza. Diciamo così, per semplificare: la Chiesa è attraversata da una morale politica (al servizio dei suoi interessi) e da una morale spirituale, e spesso, in nome della prima è costretta a rimuovere la seconda. In pratica, sacrifica spesso e volentieri la seconda sull’altare della morale politica.
La morale politica è, tradotta nelle parole di Sylos Labini, "il piatto di lenticchie": non solo i finanziamenti alle scuole confessionali, l’esenzione dell’iva delle proprie attività commerciali, la questione dell'Ici, ecc., ma soprattutto leggi in difesa del suo credo religioso. Ma dov’è il danno maggiore che la Chiesa sta compiendo con questa doppia morale? Risiede nel fatto che ha iniettato, in questo ultimo secolo, nella coscienza civile degli italiani questa idea. Buona parte degli italiani che si dichiarano cattolici cominciano a pensare e ad agire con questa doppia morale: un conto sono i miei interessi particolari, un conto sono i miei principi morali. E pur di difendere questi interessi sono disposto a sostenere chiunque, anche quando quel chiunque contraddice i miei principi morali. Che c'è di male? In fondo, se lo fa la Chiesa perché non posso farlo anch’io? E poi non è la stessa Chiesa a dirmi che siamo tutti peccatori? E allora che diritto ho io di giudicare il prossimo? Se questo prossimo mi torna utile che m’importa se sia un peccatore incallito? Machiavellicamente, il fine non giustifica i mezzi? E, allora? Quindi, se questa parte politica continua a garantirmi determinati interessi, per quale ragione devo pretendere la sua irreprensibilità?
Ecco, ciò che la Chiesa sta facendo emergere: fragilità della sua autorevolezza morale. Se l’avesse conservata, direbbe: noi non siamo disposti ad allearci con chicchessia pur di fare i nostri interessi. Noi abbiamo la nostra autorità e non abbiamo bisogno di quella civile per sostenerla. O almeno, se c’è qualcuno disposto a farlo quantomeno la sua condotta dev’essere in linea con la nostra morale. Allora, anche al cittadino arriverebbe questo messaggio: no, non sono disposto a sostenere chiunque in cambio della difesa dei miei interessi. Chi difende i miei interessi voglia che sia una persona la cui condotta s’accordi con i miei principi morali! Ora, tutto dipende dal fatto se questi interessi sono interessi leciti o semileciti o illeciti. Nel primo caso, trovare una sintonia tra gli interessi leciti e la condotta morale di chi li difende diventa normale. Quando invece questi interessi non sono leciti, non importa sapere quali sono le qualità morali di chi li difenda. Anzi, meno qualità morali avrà è meglio è. Anche questo discorso ha una sua coerenza, ma non dovrebbe avere l’avallo della Chiesa. Invece, accade proprio questo: il cittadino si sente incoraggiato in questo senso proprio dal comportamento della Chiesa. Attenzione, l’argomentazione, che ho sviluppato qui laicamente, sarà prossimamente fatta propria  da altre confessioni religiosi concorrenti, che incalzeranno la Chiesa proprio su questo terreno. E se non con noi laici, la Chiesa, quando quelle confessioni la incalzeranno, dovrà farci i conti e arrivare a un atto di chiarimento cristallino.
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