giovedì 8 marzo 2012

Originalità gregaria, conformismo, anticonformismo, spirito del tempo

Originalità gregaria, definizione

Voglio fare la cosa che fanno tutti, ma cercando di farla nel modo più diverso rispetto a tutti gli altri


Mi domando: a cosa è dovuto questo eccesso di conformismo che pare caratterizzare in maniera così preponderante i tempi moderni? Perché gli uomini e le donne dei nostri tempi hanno questo estremo bisogno di assimilarsi alle idee dominanti e rifiutano di cercare una autonoma strada per affermare le proprie idee o il proprio stile di vita?

Da un lato mi verrebbe di rispondere: forse, non si hanno affatto idee o stili di vita autonomi da affermare, per cui riesce più facile conformarsi a ciò che lo spirito del tempo offre. Dall’altro, però, mi rendo conto che una tale risposta non fa che rimandare il problema: perché mai non si hanno né idee né stili di vita da affermare o far valere? 

Ma se scavo più in profondità, noto che il problema non riguarda neanche l’eccesso di conformismo, quanto invece il bisogno di conformarsi. Conformarsi diventa un vero e proprio bisogno, nei tempi attuali. Sarà che l’esistenza nel mondo odierno è diventata ogni giorno più precaria, sarà che i punti di riferimento tradizionali vengono a mancare, sarà perché le certezze che un tempo costellavano la vita di ciascuno non esistono più, sarà quel che sarà, fatto sta che mai, come in questi tempi, è avvertito in maniera così forte il bisogno di conformarsi. 

Quando parlo di bisogno di conformismo non mi riferisco a quel sentire comune che, in taluni casi, è la base di una comune condivisione di idee e sentimenti. Il bisogno di conformismo, quale lo intendo io, è quel bisogno che spinge ciascuno ad essere come gli altri, ad essere gregario di un modo unico di vivere e di pensare. Questo bisogno si esprime in una società in cui viene affermato il valore della diversità e della differenziazione. Ma si tratta della diversità nell’unicità, o della differenziazione monotematica. I punti di vista, voglio dire, possono anche essere molteplici e diversi tra loro, ma, guarda caso, tutti si fissano sulla medesima cosa.
Ad esempio: c’è Sanremo, e ciascuno avverte il bisogno di comunicare la propria opinione; c’è la morte di Lucio Dalla, e ognuno vuole esprimere il proprio punto di vista, ecc. ecc. Ciascuno avverte il bisogno di conformarsi a ciò che la agenda dominante detta in quel determinato momento. Oggi è l’otto marzo: quale sarà il suo tema dominante? Domani esce il libro o un film di Tizio o Caio, ed ecco che ciascuno avverte il bisogno di conformare la sua voce a quella degli altri… 

Dunque, da cosa è dettato questo bisogno di conformarsi? Secondo me, dall’apparire ad ogni costo degli “originali”, ossia, la voglia o il desiderio di essere o apparire ad ogni costo degli originali spinge ciascuno a conformarsi alle idee o agli stili di vita dominanti. In pratica, il filo del ragionamento si sviluppa più o meno così: la mia singolare originalità emerge o si nota meglio quando canto insieme agli altri nel gregge. Oppure, variando lo stessa tema, mi credo o mi vedo più originale quando sto insieme a tutti gli altri. Insomma, fare la cosa che fanno tutti, ma cercando di farla nel modo più diverso rispetto a tutti gli altri.
Soltanto in questo caso, il mio messaggio ha la possibilità di essere notato e decantato. L’originalità autentica potrebbe essere segnalata dallo star fuori dal gregge; ma se io sto fuori dal gregge, a quel punto la mia originalità rischia di passare del tutto inosservata. Essere originali, ma non essere notati (per chi vuole essere, invece, originale ad ogni costo) non ha senso. L’originalità, o la difformità, si nota soltanto quando si sta nel gregge. Fuori dal gregge, l’originalità non ha alcun valore. 

Cosa accade, dunque? Che più si ha spirito gregario, ossia più si sta in mezzo agli altri, unendosi al coro di voci che si solleva, e più si ha il bisogno di apparire anticonformista, poiché l’originalità gregaria si esprime in sostanza con l’essere anticonformista. E l’anticonformista è dissacratorio, ama sfregiare le cose, imbrattarle. Più si comporta così e più si sente originale. Allora, l’originale gregario quando parla di Sanremo, della morte di Lucio Dalla, lo fa in termini dissacratori, quando, in realtà, la autentica originalità sarebbe non parlarne affatto, almeno non parlarne quando a farlo c’è un intero gregge a farlo. Ma, ripeto, farlo a luci spente la propria dissacrazione non sarebbe affatto notata. Ultima questione: perché si vive questo estremo bisogno di essere originali ad ogni costo? A mio parere, ciò è dovuto al fatto che da un lato si ha bisogno di vivere in mezzo al gregge, ma, dall’altro, si è presi da un istinto di ribellione contro lo stesso gregge. Come dire? Da un lato non posso fare a meno di te per affermare la mia originalità gregaria, ma dall’altro ho bisogno di staccarmi da te per sentirmi unico e insostituibile.
Per concludere, la pubblicità è da tempo che sa sfruttare commercialmente questo bisogno di essere degli originali gregari. Ma non solo la pubblicità, anche i media sanno sfruttare a proprio vantaggio questo bisogno. Entrambi spingono e alimentano questo bisogno di originalità gregaria. Entrambi tendono a far apparire che un individuo è originale quando canta fuori dal gregge, quando compra o consuma qualcosa fatta a sua misura. Entrambi sfruttano dunque il bisogno degli individui di stare in mezzo al gregge e, allo stesso tempo, il bisogno di ribellarsi ad esso, facendoli sentire in tal modo degli originali.


Posta un commento