lunedì 26 marzo 2012

Antonio Tabucchi: il nullo del giornalismo berlusconiano


Antonio Tabucchi in un recente articolo apparso su el pais scriveva:
"I mercati italiani hanno 'licenziato' Silvio Berlusconi. E' un sollievo sapere un simile mostro appartato dalla vita pubblica. Ma non sarà facile deberlusconizzare l'Italia, né sradicare il microbo che ha diffuso in tutta l'Europa".
In questo articolo, Tabucchi offriva una chiave di lettura politica per capire il successo del berlusconismo, che ha segnato un'intera epoca, disegnando la "rete di complicità" di cui questo sistema politico-affaristico ha goduto nel corso degli ultimi decenni.
Ora, Tabucchi è morto ieri a Lisbona all'età di 68 anni. Oggi chi vuole commemorare la sua morte ricorda soprattutto lo scrittore. Nel giorno della loro morte, gli scrittori si commemorano, per quel che di buono o meno buono hanno lasciato con la loro opera. Tabucchi è l'autore di Notturno indiano (1984) e di Sostiene Pereira (1994), vale a dire di due capolavori della letteratura italiana di questi ultimi trentanni. Tempo per fare polemiche c'è sempre, come ci sarà sempre tempo e luogo per dissacrare la sua opera, per "smitizzarla".
Se oggi non avessi letto la prima pagina del Giornale del soldato Sallusti non avrei scritto un solo rigo sulla morte di Tabucchi. Non è uno scrittore che conosco a fondo. Non è neanche uno dei miei autori preferiti. Da mesi ho nella libreria Tristano muore e ancora non mi sono deciso a leggerlo. Ma leggendo oggi alcuni articoli apparsi sul quotidiano filoberlusconiano sono stato preso da un moto di convulsione. E di rabbia. Sì, quella sana rabbia che scuote le membra e che agita in modo convulso i pensieri quando vede una forte "passione civile" essere messa all'indice perché ha osato puntare il dito contro quella rete di complicità di cui Il Giornale ne è il perno. Quella rabbia non dipende dal fatto che, per citare Tabucchi, i morti non si contraddicono, ma perché come piccoli avvoltoi hanno aspettato la sua morte per scagliarsi addosso alla sua figura. Per loro non è morto lo scrittore Antonio Tabucchi, ma un "fazioso", uno che andava in giro per l'Europa a imbrattare il bel nome dell'Italia berlusconiana. Hanno voluto ridurre la figura intellettuale di Tabucchi a una sorta di "macchietta".
Solito metodo: colpire non le idee, ma la persona. Colpire non l'autore di Notturno indiano, ma la sua figura o la sua immagine di uomo impegnato civilmente. Il berlusconismo, purtroppo, è anche questo: quella sorta di guerra civile strisciante, mai dichiarata, che ha inquinato le coscienze di milioni di italiani, e che, come ha profetizzato Tabucchi, durerà ancora negli anni, quel berlusconismo che ha avvelenato il dibattito politico, che ha allentato i bulloni etici della coscienza civile.
Per fortuna, comunque, i Tabucchi restano, i sallusti & company, invece, un giorno scompariranno nel nulla da dove, in fondo in fondo, sono arrivati. 

  
  


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