sabato 14 gennaio 2012

Dominio, potere, Bauman, Crozier, potere di controllo, potere della decisione, ordine, caos



Dove (ammesso che esista un luogo “ideale”) bisogna cercarlo oggi il dominio? Quale forma ha assunto nell’epoca postmoderna? Non parlo ovviamente del potere, che è soltanto un’espressione del dominio, ma mi riferisco direttamente al dominio, ossia a ciò che dispone dell’ordine delle cose.
Noi non percepiscono direttamente il dominio, ma sempre il potere. Potere vuol dire essere nella condizione di far fare o di non far fare qualcosa a qualcuno, ma chi decide la diversa disposizione del potere è l’ordine del domino. Ciò che pone l’essere di questa condizione sono i rapporti di dominio, che assegnano a ciascuna istituzione, organizzazione o ruolo la posizione in forza della quale diventa possibile esercitare una qualsiasi modalità di potere.
A una domanda del genere, tempo fa rispose il sociologo Zygmunt Bauman, nel saggio La società individualizzata. Come cambia la nostra esperienza. Bauman, richiamandosi alla riflessione di Michel Crozier sul “fenomeno burocratico”, scrive come Crozier abbia saputo individuare nell’uso dell’assenza di ordine, cioè nel caos, «l’arma suprema del potere nella lotta per il dominio». Il dominio si ottiene, scrive Bauman, «da un lato abolendo le regole che limitano la propria libertà di scelta e dall’altro imponendo il massimo possibile di regole restrittive alla condotta altrui».
Quindi massimo numero di regole per gli altri e minimo numero di regole per sé, cioè massimo ordine per gli altri e minimo ordine per sé. Ma la scoperta di Crozier poteva essere valida per i “sistemi chiusi”, quali sono gli istituti burocratici. Nell’era della cosiddetta globalizzazione, dove i processi sono «dotati di moto proprio, spontanei e imprevedibili, privi di postazione di controllo e di addetti alla pianificazione», questa definizione del dominio perde di efficacia.
Secondo Bauman, le nuove tecniche di potere, affermatesi nell’era della globalizzazione, hanno reso superfluo il modello panottico di controllo sociale – teorizzato a suo tempo da Jeremy Bentham e ripreso, nei nostri tempi, da Michel Foucault – in quanto «presumeva una relazione di reciproco impegno tra governanti e governanti»: «La nuova struttura del potere globale è governata dal contrasto tra mobilità e sedentarietà, contingenza e routine, rarità e densità di condizionamento» (Bauman).
L’epoca attuale segna la fine del modello disciplinare praticato nei Panopticon moderni. Il dominio si annida nel potere di mobilità/immobilità: domina chi ha il potere di svincolarsi dal tempo e dallo spazio. Così, domina l’impresa che può smobilitare i suoi stabilimenti e andare a produrre altrove, non gli operai che sono costretti a rimanere vincolati al loro territorio. Dominano le organizzazioni leggere che non hanno vincoli territoriali: «Nel suo stadio pesante, il capitale era inchiodato al suolo quanto i lavoratori che assumeva. Oggi, il capitale viaggia liberamente, portandosi dietro il solo bagaglio a mano contenente poco più che una cartellina portadocumenti, un telefonino cellulare e un computer portatile» (Bauman). Domina la finanza leggera che può spostare capitali da una parte all’altra del mondo spingendo un semplice tasto. Domina chi dispone di risorse maggiori e può vivere dove vuole.
Nell’analisi di Bauman, il dominio ha cambiata forma: il dominio non si esprime più nel potere di controllo sull’ordine delle cose, ossia non rimanda più al potere di poter disporre di cose e persone, ma nel potere di essere nella condizione di poter superare o eludere vincoli: meno vincoli si hanno per sé, più si è in una posizione dominante. Avere meno vincoli vuol dire avere più opportunità o maggiori possibilità di scelta. Chi è nella impossibilità di poter scegliere “dove” vivere, cosa fare, ecc. si trova in una posizione dominata. Quindi, il dominio reale è sempre meno legato al potere di controllo e sempre più legato al potere della “decisione”.
Il potere di controllo si esercita in uno spazio e in un tempo circoscritti. Ma in una condizione in cui vincoli e limiti sono costantemente superati o elusi, il potere di controllo diventa un potere obsoleto. Il potere della decisione si configura come il potere della dislocazione. Di fronte, ad esempio, a una situazione conflittuale, che si crea quando il potere di controllo perde di efficacia, il potere della dislocazione (di essere altrove) offre la possibilità di eluderlo.
Pertanto, nell'epoca attuale domina non chi sa imporre la propria visione del mondo con la forza e la violenza, ma chi è in grado, potendosi sottrarre alla situazione conflittuale, di imporre le proprie condizioni di vita con la forza della decisione. Chi ha dunque la forza di decidere dove allocare le proprie risorse, economiche o finanziarie, gode della posizione dominante, dal momento che, in caso di situazione conflittuale con la forza-lavoro, con le forze sindacali, con le forze statali, ha la possibilità di sottrarsi al conflitto, andando a produrre altrove dove esistono meno restrizioni sindacali o fiscali. Infatti, la maggior possibilità di potere decisionale implica una minor possibilità di entrare in conflitto con l’altro. Tale posizione dominante ha il potere di imporre con la forza della decisione vincoli a chi è priva di questa forza. Pertanto, chi si trova nella posizione dominata è costretto a subire ulteriori restrizioni alle sue libertà e a condividere con chi si trova nella medesima posizione lo spazio ridotto delle sue libertà di scelta.
La stretta vicinanza tra agenti e gruppi sociali genera una maggiore situazione conflittuale alla quale non si hanno possibilità di sottrarsi. Il ricorso, pertanto, alla violenza, data la stretta vicinanza tra gruppi vincolati alla stessa condizione, diventa uno sbocco inevitabile della conflittualità, in quanto resta l’unica possibilità di scelta a chi non ha la possibilità di trovare altre soluzioni ai suoi problemi. Il conflitto diventa una condizione permanente interna ai gruppi sociali privi di potere di dislocazione, e tenderà ad essere decisamente sempre più accentuato. Insomma, coloro che non hanno la possibilità di muoversi o spostarsi, di vivere altrove, finiscono con lo scontrarsi tra loro, in quanto gli spazi di libertà e le scarse risorse sociali tendono a subire maggiori restrizioni, e diventano, di conseguenza, oggetto di contesa tra le parti dominate.
La diversa dislocazione del dominio comporta delle nuove dinamiche all’interno dei gruppi dominati: in primo luogo, assisteremo a un incremento della violenza privata come soluzione del conflitto.
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