giovedì 19 maggio 2011

Come finirà il ballottaggio a Milano: 55% a Pisapia

C'è attesa, una grande attesa su ciò che accadrà tra dieci giorni a Napoli e a Milano. I sondaggisti mai come in questi giorni sono consultati come un tempo si consultavano gli oracoli prima della battaglia. Ognuno vorrebbe sapere dalla lettura delle viscere fumanti del paese quale sarà il responso dell'elettorato. Gli analisti, calcolatrici alla mano, fanno i loro calcoli: sommano, sottraggono, moltiplicano, dividono. I politici diventano scaramantici, toccano ferro e si mettono in tasca qualche cornetto. La posta in gioco è assai alta: tutti hanno compreso che non si decidono soltanto i due futuri sindaci della "capitale" economica del Nord e della "capitale" del Sud. In gioco non ci sono soltanto le sorti future di questa maggioranza raccattata di governo, in gioco v'è soprattutto il cosiddetto potere carismatico di Silvio Berlusconi. Questo potere per ben tre lustri è riuscito ad esercitare, anche se a fasi alterne, una forte attrazione sull'elettorato. Ora, a detta di molti osservatori, pare che questo potere abbia perso smalto.
La conferma di questa impressione generale potrebbe arrivare proprio dall'esito del 29 maggio che potrebbe ratificare in modo incontrovertibile la fine di questo potere carismatico. A quel punto, la sua stessa presenza verrebbe avvertita come una presenza ingombrante ed imbarazzante della quale i suoi stessi alleati e sostenitori chiederebbero che fosse subito tolta di mezzo al fine di evitare ulteriori danni.
Dal momento che la posta è così alta, il centrodestra metterà in atto una mobilitazione massiccia e senza precedenti. Userà tutti i mezzi possibili e immaginabili per poter scongiurare questo esito nefasto per il suo futuro. Vediamo allora quali scenari si prospettano in vista di questo ballottaggio e come l'etoanalisi può rispondere alla domanda come finiranno questi ballottaggi. Chi ha letto il post precedente dedicato alla prima tornata elettorale potrà verificare come la mia analisi non si sia scostata di molto rispetto ai risultati. Tuttavia, gli esiti indicati in quella occasione erano piuttosto generici. Avevo pronosticato un'affermazione più delle aree "critiche" degli schieramenti politici, come effettivamente è accaduto. La mia previsione s'era basata su un calcolo semplice: in una situazione in cui i diversi schieramenti sono quasi pari, a decidere l'esito finale sono gli "indecisi", i quali possono far pendere il piatto della bilancia in base alle paure che uno degli schieramenti sa evocare in caso di vittoria dello schieramento opposto. Le paure però evocate devono essere "suggestive", cioè devono essere in grado di coinvolgere effettivamente ed emotivamente l'animo degli elettori indecisi. Sempre in quella occasione avevo concluso dicendo che "Il partito del premier, invece, non sta sfruttando questo tema classico dello scontro elettorale; l'unica paura che sta agitando il premier è quella di vedere una magistratura persecutrice nei confronti del cittadino. Ma tale paura coinvolge una piccolissima minoranza di persone. Per cui il premier più che agitare una paura che alberga nell'animo di ogni votante, sta in realtà agitando una propria paura".
In questi giorni il centrodestra a Milano ha ripreso il tema della paura(1), e sta tentanto di presentare il candidato dello schieramento opposto come il campione dei centri sociali, delle costruzioni delle moschee, quindi come il campione dell'illegalità e del meticciato milanese, come colui che darà più voce alle sacche di resistenza critiche che non al mondo produttivo. Questa strategia, come dicevo, ha una sua efficacia qualora i due schieramenti siano pari. Soltanto in questo caso l'esito di un'elezione è in mano agli indecisi, a coloro, appunto che non sanno scegliere quale sia la proposta migliore o la meno peggiore fra quelle offerte. Per mobilitare gli indecisi più che puntare sulle armi della persuasione politica si punta sulle armi della sfera emotiva di cui la paura rappresenta il sentimento più forte. Ed ecco allora che evocare fantasmi in caso di vittoria dello schieramento opposto può rappresentare una strategia efficace per far uscire l'indeciso dalla sua intenzione neutrale.
Ora, vedo che lo schieramento del centrosinistra parte con sei punti di vantaggio rispetto allo schieramento opposto. Questo dato fa capire che l'esito elettorale non è deciso dagli indecisi. Voglio dire il centrodestra non può contare su ciò che faranno gli indecisi all'ultimo momento per "decidere" le sorti della vittoria. Dato che stanno concentrando tutte le loro energie per suscitare paure, stanno trascurando proprio l'elemento che invece in queste circostanze darebbe più forza a una loro probabile vittoria, ossia stanno trascurando la forza della persuasione. Quando si tratta di recuperare uno svantaggio non si può basare la propria campagna elettorale sull'elemento paura (che invece funziona bene in caso di pareggio), ma occorre puntare sulle armi della persuasione, cioè occorre convincere quella parte di elettori ibrida che le proprie proposte programmatiche siano più concrete e credibili di quelle dell'avversario. Puntando sull'elemento paura, il messaggio che arriva all'elettore è che così facendo si vuole, in realtà, coprire l'assenza di proposte concrete di governo. Quindi, negli ultimi giorni di campagna elettorale la Moratti riuscirà a spostare soltanto una piccola parte di elettorato a suo favore, mentre il suo avversario Pisapia puntando tutto sulle proposte di governo (come ha fatto finora) riuscirà a spostare una larga fetta di elettorato dalla sua parte. In altri termini il messaggio di Pisapia risulta più propositivo. L'esito dunque sarà di gran lunga favorevole al candidato di centrosinistra, e dei dieci punti che sono mancati a due schieramenti al primo turno, sette andranno a Pisapia e tre alla Moratti, per cui Pisapia vincerà con il 55% dei voti validi, e la Moratti raggiungerà appena il 45%. E queste percentuali inequivocabili segneranno anche il tramonto del berlusconismo.


Ps. Qualcuno si domanderà: ma come ho fatto a stabilire queste percentuali? Diciamo che assegno determinati valori ad ognuna delle strategie messe in atto da uno schieramento. Chiaramente non sono affatto un sondaggista.  Avrei potuto scrivere semplicemente che la vittoria andrà di Pisapia, se ho dato delle percentuali è perché voglio fare una scommessa con me stesso: verificare se e fino a che punto l'applicazione dell'etoanalisi agli scenari politico-elettoralistici sia valida. Certo, adesso qualcuno si chiederà: e a Napoli come andrà a finire? Qui i voti da recuperare per il secondo turno sono ben 35 per entrambi gli schieramenti. Nel caso di Napoli la partita è tutta giocata sul "fascino" dei candidati, quindi né sulla paura né sulla persuasione: e secondo voi tra un De Magistris e Lettieri chi ha più fascino? Di quei 35 a Lettieri servono 13 punti per vincere, a De Magistris ben 24. De Magistris ha tutte le possibilità di recuperarli perché a suo favore gioca il fattore "fascino", un fattore che è molto più forte della persuasione o della paura. Quindi a Napoli De Magistris potrebbe vincere con il 51% dei voti validi.


Staremo a vedere...     


(1) Apprendo che Bossi ha dato del "matto" a Pisapia e ha parlato di zingaropoli in caso di vittoria: avanti così, Umberto, continui ad evocare fantasmi, così favorisci ancora di più il tuo avversario. Certo il messaggio ha la funzione di mobilitare i leghisti, e di evitare che si lascino attrarre dal fascino dell'astensionismo. Da questo punto di vista evocare la paura dello "zingaro" può sempre risultare un'arma efficace per mobilitare gli indecisi. Ma, come scrivevo sopra, ormai risulta chiaro che se si agita questo spauracchio è perché non si possono sbandierare i buoni risultati concretizzati dalla giunta Moratti, altrimenti in questa fase si punterebbe tutto sul "buon governo". Ancora una volta le paure evocate servono a coprire i fallimenti di questa amministrazione. E' quanto hanno capito molti elettori dello stesso centrodestra, che in questa fase preferiscono vivere un periodo di "decantazione". L'astensione avrà infatti un effetto punitivo nei confronti del proprio schieramento. Vivono lo stesso stato d'animo vissuto dalla sinistra bertinottiana nel 2008: molti elettori si sono astenuti perché  aspettavano in un periodo di decantazione di Rifondazione comunista. Passato questo periodo, infatti, sono tornati di nuovo a votare. 
Giacché ci sono a questo punto non è difficile prevedere che andremo a votare nel prossimo autunno. Questa maggioranza è come una diga piena di crepe: è sufficiente un'altra falla per farla crepare del tutto. E a quel punto ci sarà un fuggi fuggi generale... 
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