lunedì 9 maggio 2011

Chi vincerà le prossime elezioni amministrative? Teoria dell’elettore indeciso


Ogni esito di una competizione elettorale, checché se ne dica, viene decisa proprio da coloro che solo in prossimità del voto decidono cosa votare, vale a dire, paradossalmente, il risultato finale viene deciso proprio dalla categoria degli indecisi. Poniamo che su 100 votanti, 80 hanno espresso la loro intenzione di voto – e quindi hanno deciso per cosa votare – e 20 invece si dicono indecisi. Degli 80, 40 votato per uno schieramento e 40 per l’altro. Poniamo ancora che di quel 20% di indecisi un 10% decide di astenersi e che solo un 10% decide di schierarsi. L’esito elettorale, a questo punto viene deciso proprio da questo 10% che deciderà per cosa votare all’ultimo momento (o negli ultimi giorni). Se per ipotesi il 6% decide per lo schieramento “bianco” e il 4% per quello “rosso”, i bianchi vincerebbero con uno scarto di 2% (46% ai bianchi, e 44% ai rossi). A conti fatti chi decide un esito elettorale è un 2% di elettorali che aspetta l’ultimo momento per decidere da quale lato far pendere la bilancia dei voti. Naturalmente, questo ragionamento è valido soltanto nel caso in cui sussistano percentuali di elettori decisi equilibrate.
 

Su che cosa si basa la scelta di un elettore? L’elettore che ha deciso valuta la sua scelta sul fatto che lo schieramento politico scelto si presenta ai suoi occhi o come lo schieramento migliore o come quello meno peggiore. L’elettore indeciso valuta la sua non-scelta sul fatto che percepisce entrambi gli schieramenti come equivalenti (in senso positivo o in senso negativo), per cui non sa da quale parte far pendere la bilancia. Il fatto è che l’elettore indeciso comincerà a precisare la sua scelta man mano che s’avvicina il giorno della “decisione”: più il giorno della votazione è prossimo e più questo tipo di elettore esce dalla sua indecisione. Il lasso di tempo in cui l’elettore indeciso compierà una scelta è molto più breve rispetto a chi, invece, la scelta l’ha già compiuta da tempo. Giacché i tempi della scelta politica sono molto più ristretti, i fattori che possano condizionarla sono anch’essi meno ampi. Per fare un esempio, se io ho già deciso da tempo per quale schieramento votare, è meno probabile che mi faccia condizionare da un evento che accada negli ultimi giorni di campagna pre-elettorale. Insomma, dal momento che la mia scelta s’è consolidata nel tempo, è difficile che possa essere disturbata da un solo elemento negativo. Più una scelta è strutturata e meno è soggetta a variabili contingenti.
Invece la scelta dell’indeciso verrà “decisa” negli ultimi giorni di campagna elettorale. Ma qual è il fattore determinante che influenzerà la sua scelta? Escludiamo che possa essere sia un’opera di persuasione, ossia di convincimento, che un’opera di suggestione. La persuasione e la suggestione hanno bisogno di tempi più lunghi per poter avere una loro efficacia, non possono avere effetti immediati. L'opera di persuasione si fonda sulla critica delle ricette politiche presentate dallo schieramento opposto e sulle soluzioni avanzate dal proprio programma elettorale. In quanto però si rivolge alla sfera "ponderata" della ragione, ha bisogno di maggior tempo per essere compresa ed accettata. Anche l'opera  di suggestione, essendo legata al "carisma" del leader o dello schieramento in campo, non può essere costruita in un breve arco di tempo.
C’è però un’opera che può avere un effetto immediato sulla scelta elettorale: il senso di paura. Negli ultimi giorni di campagna elettorale se uno degli schieramenti in campo fa leva su questo senso può influenzare in maniera preponderante la scelta dell’elettore indeciso. Questo senso fa leva soprattutto sulla sfera emotiva dell'elettore, cioè quella meno controllabile dalla sfera razionale. In pratica, se uno dei due schieramenti non mira a presentare se stesso come la soluzione migliore dei problemi, bensì concentra tutta l’attenzione sui danni che l’eventuale vittoria dello schieramento avverso può causare sulle sorti di un paese, ha maggiore probabilità di spingere gli indecisi a votare per questa parte. Più pone l’accento su questo aspetto, e lo fa anche in modo convincente, più spinge l’elettore indeciso a schierarsi per la parte percepita come meno dannosa per le sue sorti.
Pertanto negli ultimi scorci di campagna elettorale assisteremo ad una crescente messa in atto di scene di panico. Quali sono le paure classiche su cui uno schieramento politico può far leva per suscitare timori nell’elettorato indeciso? In primo luogo l’economia: suscitare i fantasmi dell’inflazione, della disoccupazione, o delle tasse. In secondo luogo, la minaccia alla propria sicurezza. In una campagna amministrativa, il primo senso di paura viene percepito meno perché si tratta del governo delle città, mentre il secondo ha una efficacia più tangibile. Se questa mia teoria è valida assisteremo negli ultimi giorni di campagna elettorale a un’escalation di paure e di tensioni al fine di spingere gli elettori ad uscire dalla loro indecisione e a votare quella parte politica percepita come meno dannosa per le proprie sorti.
Le armi della paura sono tradizionalmente agitate meglio dalle destre (in particolare i temi legati alla sicurezza e alle tasse). Attualmente, se analizziamo la campagna elettorale, il partito che sta agitando al massimo in questi ultimi giorni il senso di paura, è la Lega Nord: gli sbarchi di migranti provenienti dall'Africa settentrionale sono propagandate dalla Lega come un'imminente invasione, contro la quale soltanto la Lega può fare da argine. In effetti, nella loro propaganda politica presenta la sinistra come quella parte che vuole aprire le frontiere a tutti. Il partito del premier, invece, non sta sfruttando questo tema classico dello scontro elettorale; l'unica paura che sta agitando il premier è quella di vedere una magistratura persecutrice nei confronti del cittadino. Ma tale paura coinvolge una piccolissima minoranza di persone. Per cui il premier più che agitare una paura che alberga nell'animo di ogni votante, sta in realtà agitando una propria paura, cioè una paura che alberga principalmente nel suo animo.
Gli indecisi, quindi, che si lasceranno coinvolgere da questo senso di paura saranno più propensi a votare Lega che non il partito del premier. Infatti, lunedì 16 maggio i rapporti di forza tra i due alleati cambieranno a favore della Lega: su tre votanti indecisi, alla fine due voteranno per la Lega. E questo comporteranno nuovi scenari politici tra le due forze alleate. Invece, per quanto riguarda il centrosinistra avrà qualche occasione di successo se riuscirà a spuntare le armi della paura agitate dalla Lega. Ma non può farlo, ripeto, con le armi della persuasione, ma con quelle della emotività. Storicamente, le armi della paura agitate dalla sinistra in campagna elettorali sono quelle legate a temi economici (inflazione, disoccupazione), ma data il tipo di elezioni imminenti, sono temi che non hanno presa. L'unica arma che potrebbe usare in questo scorcio di campagna elettorale è quella di vedere aumentare in caso di vittoria della destra le fasce di illegalità e corruzione. Ma questi temi sono solitamente appannaggio dell'Italia dei Valori (che adesso se li deve contendere con Futuro e Libertà). Il partito democratico su questi temi mostra una certa pavidità (come se avesse la coda di paglia).
Per concludere, in quanto le forze principali sono equivalenti, vedremo che questa campagna elettorale sarà alla fine vinta dalle forze politiche più estreme (Lega Nord, Idv, Sel), quelle che hanno saputo meglio far uscire l'elettore indeciso dalla sua incertezza portandolo dalla loro parte.
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