lunedì 16 maggio 2011

Canetti, potente paranoico, sopravvivenza, massa

Vale sempre la pena di leggere e di rileggere questo breve ma denso saggio di Elias Canetti: Hitler secondo Speer (in Potere e sopravvivenza).

Tante volte mi è capitato di prendere in mano questo piccolo capolavoro e di rileggerne anche una solo pagina. Non so dire precisamente in che consista il fascino di questa lettura. Ma non credo di esagerare quando affermo che è più interessante la lettura di queste quaranta pagine per capire la personalità “paranoica” di Adolf Hitler e la sua architettura del potere che non le oltre milleduecento pagine di Storia del Terzo Reich di William C. Shirer. Più che una lezione di storia ciò che s’apprende è una lezione di vita. Si parla di “progetti edilizi”, ma non con l’innocua imperizia che vedo all’opera nelle mura scrostate che mi stanno di fronte. Altri e più micidiali scopi avevano quegli edifici!  Ciò che Canetti “smaschera” è la seduzione del potere, o meglio, è l’ammirazione che ognuno di noi prova irresistibilmente nei suoi confronti. Neanche la storiografia riesce a sottrarsi a questa fascinazione, per cui anche nel migliore dei casi essa non sarebbe in grado di metterci in guardia da un nuovo Hitler, perché, «poiché costui comparirebbe altrove, si presenterebbe in maniera diversa», e «l’avvertimento sarebbe vano».

Questo rilievo, quasi inavvertito, mi dà molto da pensare. Noi siamo vigili e condanniamo ogni segno o ogni sintomo che tra le pieghe possa nascondere un nuovo potente paranoico, non sapendo, invece, come ci ammonisce Canetti, che se così fosse in realtà non avremmo gli strumenti critici e concettuali per riconoscere una tale personalità. Il “potente paranoico” non si presenta sempre nella stessa forma e con le stesse modalità. Egli sfugge allo sguardo perché ha la capacità di trasformarsi. Solo un “maestro di metamorfosi” è in grado di riconoscerlo! Solo un maestro di metamorfosi qual era Canetti saprebbe smascherarlo. Ma guardandoci in giro e vediamo se riusciamo a scorgerne i sintomi. Canetti lo sorprende nei momenti di guerra, ma non è difficile individuarlo all’opera anche nei momenti di pace. Il potente paranoico è un dittatore spietato, ma può essere anche un uomo politico che a parole, soltanto a parole, si dichiara democratico. In questo caso tutto può svolgersi su un piano simbolico anziché reale.
Il potente paranoico descritto da Canetti si sente continuamente minacciato da una massa di nemici. Lo schieramento politico opposto non è mai percepito come il proprio avversario politico, bensì come il nemico da sconfiggere. I nemici sono ingannatori di professione che si presentano sempre con una faccia moderata e innocua, ma il potente paranoico sa come "smascherarli", e dimostra ad ogni occasione che dietro quelle facce, all’apparenza bonarie, si nascondono in realtà dei persecutori incalliti che mirano al suo “discredito” politico. I suoi avversari non fanno politica, ma tramano nell’ombra, ordiscono cospirazioni, inscenano menzogne, fabbricano accuse, e tutto al fine di screditarlo. Ma lui si circonda di persone pronte ad obbedire ciecamente, pronte a smontare il castello di accuse e di menzogne che il nemico ha ordito nell'ombra, una massa di fedeli pronta a rovesciare sul nemico il cumulo di falsità costruito, a ricambiare con la stessa moneta sporca i suoi nemici. Dal momento che siamo in tempo di pace, il potente paranoico non può eliminare “fisicamente” i propri nemici, ma può farlo “simbolicamente”, basta infangare la loro immagine, additarli al disprezzo e al ludibrio delle folle televisive. Egli non fa alcuna distinzione tra i suoi oppositori, perché sono tutti ricondotti sotto la categoria del nemico. Vale la regola “chi non è con me è contro di me”. E tutti coloro che accennano a un critica, anche se si dicono amici, sono in realtà dei potenziali nemici o gente che cospira segretamente con il nemico, e diventano pertanto traditori potenziali e come tali devono essere trattati: «Non è difficile dimostrare che egli nutre sempre un segreto timore nei confronti di coloro cui comanda; e sempre nasce in lui la paura anche verso chi gli è più vicino» (Canetti, p. 27). Ogni consultazione elettorale diventa una battaglia simbolica, nella quale vince non chi fa più morti ma chi ottiene più voti. Ogni voto preso è un voto sottratto al nemico. Non gli importa come ottiene quelle vittorie, l'importante è sconfiggere il nemico. E  non gli importa governare, ma vincere, dimostrare a tutti ch'egli è unico, superiore, che può primeggiare su tutti. Canetti ci ha dato gli strumenti critici per poterlo riconoscere e smascherare; tocca a noi imparare la lezione.
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