giovedì 26 maggio 2011

La banalità del capo

"Chi vota a sinistra ha lasciato a casa il cervello".


Offese del genere, fino a qualche mese fa, avrebbero indignato. Oggi fanno soltanto ridire. Ieri seguivo 8 e mezzo, e, a un certo punto, quando la Gruber ha chiesto al candidato del centrodestra di commentare le parole offensive del premier, ho notato che Lettieri ha glissato. Non appena la conduttrice ha fatto il nome del suo leader (o ex, a questo punto), io me lo immaginavo fare un gesto scaramantico sotto la scrivania. Questi sintomi fanno capire come il clima politico in Italia sia cambiato in queste ultime settimane. Da vari e diversi segnali osservo che sono già in tanti a scaricare il cavaliere. Perfino il fido Belpietro avanza critiche al suo operato. Per tacere di quello che ha dichiarato il "soldato" Sallusti (leggi mio commento qui).
Adesso pare che tutti fossero consapevoli del fatto che Suor Mestizia non godesse di grande simpatia presso lo stesso elettorato di centrodestra, e che, nonostante ciò, l'abbiano voluto comunque candidare. Adesso tutti si atteggiano a fare le Cassandre e a dire "io lo avevo previsto...". Ma credo che la giustificazione più azzeccata l'abbia fornita proprio il prode Sallusti: "Siccome il partito si è abituato ad avere uno con la criptonite che risolve tutte le situazioni, c'è stata l'incoscienza di dire...". Insomma, non diranno mai che non avanzavano nessunissima critica semplicemente perché avevano estrema fiducia nelle virtù taumaturgiche del premier. Lui rappresentava nel loro immaginario la fatina che con un semplice tocco di bacchetta magica trasforma le rane in bellissimi principi. Adesso che vedono che il tocco magico non funziona più, ecco che sono tutti lì a dire di non aver mai creduto nelle sue virtù magiche. Il disastro politico di questa destra sarà proprio rappresentato da questa sospensione di ogni senso critico nei confronti del capo.
Parafrasando un celebre titolo dell'opera di Hannah Arendt, la cifra del livello a cui la destra è scesa è data proprio da questa "banalità del capo": i seguaci del capo erano così abbacinati dai suoi poteri taumaturgici da non saper più distinguere la mano destra dalla sinistra. Si sono ridotti ad essere esecutori materiali della sua volontà senza più porsi la domanda se ciò che facevano fosse giusto o ingiusto, buono o cattivo. In sostanza, in nome di quella illusione, hanno rinunciato a ogni facoltà di giudizio. Il loro pensare s'era atrofizzato, dimostrando in ogni occasione un'assenza di pensiero autonomo e una disastrosa incapacità di esprimere giudizi. Pensare in modo critico era un esercizio completamente sospeso. S'erano a tal punto assimilati al punto di vista del capo da dimenticare d'essere dotati anch'essi di una ragione. E il clima di cospirazione che il capo aveva creato intorno a sé non li aiutava affatto ad essere autonomi. Ogni minimo accenno di critica veniva immediatamente additato come segno di tradimento o addirittura tacciato sulle colonne del "soldato" come un essere ingrato e, quindi, meritevole di pubblico ludìbrio (pensate come è stata trattata la figlia di Craxi quando qualche giorno fa avanzò delle critiche nei confronti del capo). Ecco allora fare a gara a chi fosse più "realista" del re. 
Adesso, che all'improvviso dicano quel che dicono, è troppo tardi. Scoprire oggi di avere avuto una autonoma facoltà di giudizio (ma dov'era quando credevano che il premier avesse fatta quella telefonata per una ragion di stato?) che non potevano esercitare è semplicemente ridicolo.
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