mercoledì 25 maggio 2011

Aspettando il crollo del “muro di Arcore”

Facce tese, sguardi fissi, mani congiunte che tradiscono nervosismo, tic, gesti alterati e il capo, chiuso nel suo bunker mediatico, che aspetta ogni sera il vaticinio degli àuguri: tante nuvole nere s’addensano all’orizzonte, e tanti corvi dalla chioma incanutita volano sopra la statua pronta a crollare dal suo piedistallo. I pochi giorni rimasugli di questa settimana sono giorni sospesi, giorni messi in pausa, giorni di riflessione in cui s’affilano le tattiche, si elaborano le strategie. Sono giorni in cui si pensa soprattutto a come arginare i danni, a come restare in piedi anche domani.

La piena è in arrivo, e ogni ora che passa il livello del fiume s’alza, impietosamente. Si vede una massa incolore gonfiarsi a dismisura, e un’onda crescente e inarrestabile che rischia di travolgere ogni cosa, di spazzar via alleanze, maggioranze, governi, ministri, sottosegretari, direttori di giornali, galoppini, responsabili, ma soprattutto rischia di far crollare il muro di Arcore, quel muro eretto nel 1994 che fino ad oggi è riuscito a restare in piedi e a tenere divisi gli italiani facendoli militare in due schieramenti opposti, gli uni contro gli altri armati, e che ha tenuto viva una guerra civile – a volte sotterranea a volte combattuta a viso aperto – non dichiarata.
Con il crollo del muro di Arcore inizia per l’Italia un’altra storia, si comincerà a scrivere un’altra pagina politica. Finirà l’epoca della Grande Semplificazione: del Noi contro i Comunisti, del Bene contro il Male. Con la caduta del grande Antagonista s’annuncia un’epoca ampia e aperta, potenzialmente più ricca di nuove prospettive. Si vivrà un senso di gioia e ritrovata libertà, sarà un grande momento d’effervescenza collettiva. 

Ed ecco che s’apriranno nuovi scenari: anzitutto i “paesi” che costituiscono l’ex Pdl si separeranno e andranno a formare tanti piccoli partiti federati, ogni satrapo cercherà di insediarsi nel suo feudo, ma resterà in piedi uno partito federato maggiore intorno al quale di volta in volta orbiteranno quelli minori. Questo partito maggiore sarà guidato da qualche triumvirato o da un direttorio di salute pubblica e sarà quello che avrà maggiori motivi di contiguità con l’ex casa-madre. In questo triumvirato ritroveranno spazio di manovra gli “esuli” di questo blocco. I dissidenti potranno rientrare quasi trionfalmente in questa nuova compagine. L’ala dura del blocco, invece, si spezzerà e andrà a unirsi a qualche satellite che già gli orbitava intorno. 

Il “patto di Arcore”, che finora teneva insieme Lega e Pdl con il crollo del muro non avrà più ragion d’essere, verrà automaticamente, e forse senza neanche dichiararlo esplicitamente, annullato. Il partito che faceva parte dell’ex patto di Arcore si chiuderà nei suoi confini dai quali proverà a condurre una battaglia solitaria e di tornare alla sua vecchia vocazione scissionista. I partiti non allineati, quelli che non avevano aderito a due blocchi, avranno mani libere, e potranno fare alleanze ora con questi ora con quelle nuove formazioni politiche, anche loro saranno sciolti dai vincoli che li teneva insieme il muro di Arcore.
I partiti del blocco opposto per un certo periodo potranno espandersi grazie alla confusione che regna nell’altro campo, ma anche loro saranno attraversati da forti tensioni. Questo polo si spaccherà in due: uno attratto da un grande coalizione di partiti federati sistemata al centro dell’area moderata alla quale s’uniranno pezzi dell’ex schieramento opposto; l’altro si sposterà alla sua sinistra. Insomma, con il crollo del muro di Arcore cambierà tutta la geografia politica di questi diciassette anni e ne sconvolgerà sistema di alleanze a cui eravamo ormai avvezzi.
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