domenica 27 novembre 2011

Scoprire il nucleo più profondo del potere



Scoprire il nucleo più profondo del potere: il mio compito è questo. Ma non si tratta di andarlo a cercare in un luogo invisibile o negli oscuri meccanismi dell'inconscio, bensì in qualcosa che si ha costantemente sotto gli occhi. Se sfugge all’osservatore, come aveva intuito Edgar Allan Poe nella Lettera rubata, non è perché è nascosto, ma a causa della sua troppa evidenza.
Come scriveva Nietzsche in Ecce homo § 10, occorre «cambiare tutte le proprie nozioniquelle che finora l’umanità ha considerato cose serie, non sono neppure delle realtà», bisogna cominciare ad apprezzare le «“piccole” cose, che sono poi le faccende fondamentali della vita».
Tra le «piccole cose» di cui occuparsi c'è il concetto di individuo: è difficile sradicare l’idea che senza il concetto di individuo non esista unità d’analisi Più o meno capitava alla psicologia sociale la stessa cosa che capitava alla matematica duemilacinquecento anni fa: «I matematici greci credevano che i numeri fossero grandezze concrete, reali, intuitive, proprietà di oggetti ugualmente reali» (Watzlawick, Beavin, & Jackson, 1971, p. 17). L’individuo aveva lo stesso valore che il concetto di grandezza aveva per i matematici antichi. In realtà, parlare di individuo, di società o di rapporti tra l’individuo e società vuol dire parlare di problemi che stanno in cima alla scala, e questa osservazione potrebbe valere anche nel caso della psicoanalisi.
Parafrasando un pensiero di Wittgenstein, il sociologo o lo psicologo è salita per essa, su essa, oltre essa, e infine ha gettato via la scala. L’individuo o la società, per limitarci solo a questi due concetti, di per sé non hanno alcuna realtà, o, più precisamente, sono soltanto il risultato di un processo di reificazione delle relazioni sociali: noi non incontriamo mai l’individuo o la società, noi interagiamo con gli altri e gli altri interagiscono con noi. E ciò che l’altro è io posso saperlo soltanto attraverso scambi interattivi. Ed è da questo fascio enorme di rapporti reciproci e di relazioni che s’intrecciano i fili che danno corso alla personalità, individualità o al cosiddetto carattere; contatto dopo contatto, legame dopo legame, relazione dopo relazione, i fili si annodano, fino ad acquistare quella concretezza che a noi appare sotto forma di ciò che definiamo “personalità”, e questa ci appare sempre più stabile e consistente, acquista appunto una sua “realtà oggettiva”, ma in realtà sono i fili, cioè le relazioni o gli scambi reciproci, a intrecciare la trama della nostra esistenza, a dare ad essa quello spessore così consistente tale da farle assumere, ai nostri occhi, i cosiddetti tratti o caratteri della personalità.
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