lunedì 28 novembre 2011

La stretta di mano e il suo segreto


In questa sede prenderò in esame il tipo di contatto che solitamente avviene tramite una semplice stretta di mano. Nel corso di questa stretta di mano ognuno può avvertire un certo “fluido” che fornisce delle informazioni reciproche. Ciò che l’altro comunica non può essere qualcosa di intenzionale: praticamente, come possiamo affermare che un corpo è caldo, tiepido o freddo, oppure solido, molle o liquido soltanto quando veniamo a contatto con esso, allo stesso modo possiamo dire che Y è così e così solamente quando entriamo per la prima volta in contatto fisico.

Cosa può svelarci dell’altro una semplice presa di mano? In prima approssimazione scrivo: il suo modus operandi, ossia il modo in cui si relaziona all’altro, oppure, se vogliamo esprimerci in altri termini, la "struttura" della sua personalità prevalente. In altri termini, a me non interessa sapere quanto di ansioso può rivelare una stretta di mano appiccicosa, tremolante, insicura, ecc., perché ciò può dipendere dal particolare “stato d’animo” della persona, ossia dalle particolari circostanze in cui si trova ad interagire. Sì, è vero, una stretta di mano può anche comunicare lo stato d’animo di una persona, sta di fatto però che lo stato d’animo è una condizione variabile, non costante quale invece lo è la modalità interazionale. Come si traduce il fatto che una stretta di mano ci indica la modalità interattiva dell’altro? In pratica, ci svela come possiamo rapportarci con l’altro all’interno di una relazione.
Poniamo che questo primo contatto fisico ci faccia scoprire il suo modus operandi, ossia il modo in cui solitamente egli si relaziona. Ebbene, conoscere quale sia, attraverso questo primo contatto, la sua modalità interattiva ci offre la possibilità di saperci regolare meglio negli ulteriori scambi interattivi che avremo in seguito. È come se quel primo contatto ci fornisse la traccia o la trama nel corso della quale si snoderà il nostro rapporto con l’altro, nel caso in cui la relazione avrà un seguito. Voglio dire possono anche presentarmi qualcuno, stringergli per un attimo la mano, “percepire” il suo stile interattivo, e non rivederlo mai più. La qual cosa rimane lì. Ma se comunque le circostanze mi impongono di continuare ad avere rapporti con quella persona, ebbene sapere sulla base di quell’indizio qual è il suo stile interattivo può essermi utile, in quanto m’anticipa la direzione che la nostra relazione prenderà in seguito qualora dovesse continuare.
A questo punto il mio lettore mi chiederà impaziente: ebbene, allora rivelami questo “segreto”! Parlerò dunque di tre modi di stringere la mano:
A) presa di mano assente
B) presa di mano sicura
C) presa di mano morbida

A) La presa di mano assente è quella in cui non percepiamo la struttura interiore dell’altro. La percezione che riceviamo è sentire l’altro come un invertebrato, ossia come se non avvertissimo la sua struttura scheletrica. È tipico di chi offre la mano un po’ moscia. Il fluido che s’avverte è “molle”, “gelatinoso”. Ma non lasciatevi ingannare da quel fluido: il suo modus operandi è quello del prevaricatore/sottomesso: in pratica, è colui che compensa l'assenza di struttura interiore con una esteriore struttura solida, rigida o stabile. Insomma, è la stretta di mano di colui che vuole predominare o essere dominato. Compensa dunque la sua insicurezza strutturale costruendo le relazioni sui ruoli ben definiti di predominazione/sottomissione. È la stretta di mano di chi domanda o offre protezione in cambio di obbedienza.

B) La presa di mano sicura è quella in cui s’avverte una forza interiore. Appartiene allo stile del competitivo/collaborativo. È la stretta di mano di chi vuole guidare (o farsi guidare) all’interno della relazione. Ciò che trasmette è una certa sicurezza interiore. Però è la stretta di mano di colui che si è “specializzato” in un determinato settore, nell’ambito del quale si sente tranquillo di agire. Non appena infatti fuoriesce dal quel settore, egli avverte immediatamente il bisogno di affidarsi a una guida esperta. Finché interagisce nel suo territorio noto e conosciuto ha uno stile interattivo molto competitivo. Fuori da quel territorio ha bisogno di qualcuno che si prenda cura del suo Sé. 
È la stretta di mano di chi vuole suscitare fiducia in cambio di cura/assistenza.

C) La presa di mano morbida, quasi carezzevole, trasmette “ambiguità”: come un guanto vellutato s’adatta alla forma della mano. È la stretta di colui che basa il suo stile interazionale sul fascino, perciò è tipica del seduttore/mimetico. In effetti, è una presa di mano che sta a metà tra una presa quasi sicura e una presa quasi molle. Il fluido morbido che s’avverte è dovuto proprio a questo effetto “budino”: né liquido né solido. È infatti la presa più “plastica”, più flessibile: sul punto di stringere ma anche sul punto di mollare. Rivela dunque il suo stile ambivalente, quello che si relaziona all’altro sulla linea di confine, pronto a ritirare il piede o a mettere anche l’altro nel caso in cui le cose corrispondano alle sue intenzioni. Oppure a stare in mezzo a due situazioni, senza dare all’altro l’impressione di sapere quale delle due effettivamente preferisce.
Ok, mi fermo qui…
Ps.: ma esiste davvero un modus operandi così come l’ho descritto? Prima di rispondere a questa domanda, provate a dare la mano così e così, e dite a voi stesso quale fluido avvertite. Può darsi che dopo aver letto queste pagine sarete più cauti a come date la mano. Anche se non cambia nulla: un fluido è un fluido, come un corpo caldo è un corpo caldo. Comunque se farete più attenzione vuol dire allora che indirettamente mi date ragione. Beh, questa può essere la dimostrazione che il modus operandi è qualcosa di molto più concreto di quanto si possa immaginare. Avremo altre occasioni per approfondire il tema…
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