sabato 11 agosto 2012

Perché l’attualità ad ogni costo...

La domanda potrebbe essere posta in questi termini: perché l’attualità ad ogni costo? E variarla poi in questi altri termini: Cosa si nasconde dietro questo impulso verso l’attualità? Oppure: perché questa volontà di attualità, e, quindi, che senso ha l’attualità (posto che abbia un senso)? E riassumerla, infine, in questi termini: perché occorre essere nell’era della comunicazione imperante attuali a ogni costo?

In fondo, attualità vuol dire: ciò che oggi è attuale, domani non lo sarà più; e ciò che ieri era attuale, oggi non lo è più. Attuale, dunque, è ciò che utile al presente. “Utile” inteso come “utile a capire il presente”. E a questo proposito, i “funzionari” dell’attualità sono per antonomasia i “giornalisti”: corporazione votata per mestiere all’attualità. Per coloro che appartengono a questa categoria, l’attualità diventa il loro “pane quotidiano”. Sono loro ad offrire le notizie fresche a un pubblico affamato di novità. 

La voglia di novità deve bruciare sul tempo la concorrenza. Scoop vuol dire avere notizie in esclusiva. La velocità, l’istantaneità sono requisiti essenziali per la ottima riuscita di questo mestiere. Essere attuali vuol dire essere veloci ed istantanei, oltre che utili al presente. L’istantaneità non consente di mettere a fuoco tutti i dettagli, e, soprattutto, non permette neanche una “presa di distanza”, necessaria quando si vogliono individuare tendenze di più lungo periodo. Occorre intervenire su un asse temporale di breve, brevissimo periodo. D’altro canto, approfondire una notizia più di tanto non servirebbe a niente. In primo luogo perché rallenterebbe i ritmi di produzione delle notizie: attardarsi troppo nella stesura ed uscita di una notizia significherebbe dare ad altri la possibilità di poterla anticipare. E ciò finirebbe con il vanificare il proprio lavoro. In secondo luogo, perché ogni prospettiva posta potrebbe essere superata dallo svolgimento dei fatti. 

Per il fatto che le notizie devono essere sempre nuove, utili, e istantanee, costringe chi dà notizie e chi le fruisce ad essere intimamente legati al tempo presente. Il presente incombe imperiosamente nel mondo attuale. L’eccesso novità, di utilità e di velocità hanno creato le condizioni di essere ad ogni costo attuali. L’attualità diventa la gabbia entro la quale gli spiriti liberi vengono rinchiusi. Parlare di ciò che non riguarda il presente diventa qualcosa del tutto inutile. Parlare di ciò che non fa notizia è del tutto inutile. Ma soprattutto fare previsioni diventa del tutto inutile. L’impulso verso l’attualità nasconde, dunque, l’impossibilità di prospettare uno stato di cose diverso da quello attuale. Non perché ciò diventi proibito, bensì perché diventa del tutto vano. O si è nel presente, o non si è. Persino la coazione a ripetere in modo ridondante le medesime notizie, come accade nella rete, è un modo per testimoniare agli altri di essere o di partecipare al tempo presente o attuale. L’essere inattuali, agire contro il tempo presente, a favore di un tempo a venire diventa un’impresa vana. È questa la lezione che la storia presente impartisce. E non si creda che si tratti di un “pensiero unico”, come talvolta si scrive, poiché la visione sul tempo presente può essere data da molteplici punti di vista. Soltanto che qualora si voglia trascendere l’attualità, andare oltre le sue sbarre, si viene consegnato al silenzio, al non ascolto, perché ciò che non serve all’attualità non serve a nessuno. Chi lo fa sa che la sua voce sarà votata all’eterna inattualità. Sarà, in altri termini, un eterno inattuale.
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