giovedì 22 novembre 2012

Corteggiamento, seduzione, segretezza


Il corteggiamento è un rituale, il cui scopo è manifesto e palese a coloro che vi partecipano. Esso mira alla “sessualità”, sia pure a una sessualità sublimata da nobili intenzioni o depurata dagli istinti più bassi. La seduzione, come modalità interattiva, può trasformarsi in una forma di corteggiamento, ma può anche essere fine a se stessa, ossia essere priva di conseguenze.
Il corteggiamento sta alla seduzione come l’adulazione alla lusinga: entrambi fanno trasparire il loro scopo. Il corteggiamento e l’adulazione, in quanto atti privi di ambivalenza, sono mezzi diretti a uno scopo, scopo di cui i soggetti sono entrambi consapevoli. 

Nella seduzione si può sfiorare un limite, e, poco dopo, ripartire daccapo, come se nulla fosse accaduto, in quanto, come modalità interattiva, la seduzione è tale finché rimane racchiusa nel lembo dell’ambivalenza, e quindi può essere intesa come un fraintendimento, un malinteso, un equivoco. Ciò riporta i soggetti al punto di partenza, come se, appunto, nulla fosse successo tra loro. Perciò l’atto seduttivo può essere privo di conseguenza, in quanto non impegna gli attori a proseguire nell’interazione. Non li vincola l’uno all’altro. 

Il contrario, dunque, di quel che accade nel rituale del corteggiamento. Qui le regole interazionali sono scoperte. Il rituale del corteggiamento è “aperto”, “pubblico” potrei dire, nel senso che può essere esibito anche in presenza d’altri (come accade anche nel caso della adulazione, d’altronde). La seduzione invece è una comunicazione il cui codice è noto soltanto agli attori interessati. Si tratta di una “comunicazione segreta”, nota e diretta soltanto ed esclusivamente agli attori coinvolti. 

La segretezza è una componente essenziale della modalità seduttiva, è alla base della reciproca complicità. Il “non esser visti”, il restare celati all’osservazione altrui, è una prerogativa dell’atto seduttivo. Nella seduzione s’interagisce senza che gli altri siano in grado di decifrare il proprio interagire. Interagire nell’inconsapevolezza altrui, di coloro che sono estranei o esclusi dall’atto seduttivo, non solo accresce il fascino della seduzione, che rimanda al fascino del “proibito”, ma ha anche uno scopo preciso: l’atto seduttivo non vuole “testimoni”, ma allo stesso tempo impone l’altrui presenza. 

In ragione del fatto che la modalità seduttiva è una comunicazione segreta, essa s’innesca, paradossalmente e con maggiori probabilità, proprio nel momento in cui si è in presenza di testimoni inconsapevoli di quanto sta accadendo tra i due soggetti coinvolti. 
La presenza di estranei risponde a una duplice funzione. In primo luogo serve a stabilire quel “patto segreto” tra i due complici. La segretezza acquista un suo fascino proprio nel momento in cui s’infrangono regole in presenza di altri. In secondo luogo, se i due complici attivassero la modalità seduttiva quando restano completamente isolati si correrebbe il rischio di vedersi sfuggire il “controllo” della modalità. Lasciati a se stessi, senza la presenza altrui, la seduzione potrebbe andare oltre le intenzioni di uno dei due soggetti coinvolti. La presenza estranea impedisce che il gioco della seduzione possa prendere una piega diversa rispetto a quella prevista dagli stessi partecipanti. Ad esempio, la seduzione, spinta oltre certi limiti, potrebbe trasformarsi in una forma di corteggiamento, o in una dichiarazione esplicita delle proprie intenzioni, e ciò potrebbe causare imbarazzo a una delle due parti in causa.
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