lunedì 16 luglio 2012

La comicità di Enrico Brignano e il trionfo dell’Italiano medio


Lo spunto per scrivere queste riflessioni m’è stato offerto dallo show del comico romano Enrico Brignano mandato in onda da Canale 5. Così ho avuto modo di apprezzare vari suoi sketch. Brignano è un comico brillante e simpatico che sa mettere in scena alcuni tic degli italiani.

La sua comicità è scevra di ogni riferimento politico. Credo che il suo pubblico sia del tutto indistinto dal punto di vista politico. Voglio dire chi assiste ai suoi show può essere tanto di destra quanto di sinistra, tanto di sopra che di sotto. È una comicità ecumenica: lo è socialmente e politicamente. Ai suoi sketch ridono tanto gli atei che i credenti, tanto i poveri che i ricchi. Chi va a un suo spettacolo sa che il bersaglio della sua comicità sarà l’italiano medio. 

Questo tipo di italiano è quello che staticamente assomma in sé alcuni tratti particolari. Sono tratti circoscritti agli atteggiamenti e ai comportamenti, cioè non riguardano affatto le intelligenze o le specifiche qualità degli italiani. Posso riassumere questi atteggiamenti e comportamenti così: 

a) si tratta di un italiano medio “volgare”: nel senso “privo di gusto”, portato a valutare ogni cosa sempre sullo stesso piano. Questa volgarità spesso e volentieri assume l’aspetto del qualunquista, di colui cioè che dice: “Non vedi che sono tutti uguali”. Oppure l’aspetto di chi dice: “Il fine giustifica i mezzi”. Ed è proprio in ragione di questa filosofia spicciola che questo tipo di italiano spesso e volentieri se ne frega del prossimo, del vicino di casa, delle comuni regole di convivenza civile, che si crede al di sopra della legge o che crede che le regole valgono sempre per gli altri ma mai per sé; 

b) si tratta di un italiano sprezzante nei confronti della “cultura” e che ama esibire la sua ignoranza o il suo essere pragmatico o praticone. Naturalmente considera “cultura” quella cosa che serve a tappezzare le pareti di casa, ossia enciclopedie, libri gadget, film o dvd “regalati” al momento di comprare un giornale; 

c) si tratta di un italiano che oltre alla sua ricchezza, quando ce l’ha, ama ostentare il suo potere, le sue “amicizie”, le sue conoscenze (soprattutto queste), insomma ama esibire il suo “capitale sociale”; 

d) si tratta di un italiano ossessionato dal sesso, quello “normale”, come ama definirlo, che ama collezionare “storie” da snocciolare poi agli amici più fidati; 

e) si tratta di un italiano edonista, di un collezionista di sensazioni, o di emozioni, sempre più forti sempre più ai limiti del lecito; 

f) si tratta di un italiano che non sopporta la diversità, la molteplicità delle cose; perciò si tratta di un italiano fintamente tollerante pronto a togliersi questa maschera non appena se ne presenta l’occasione. 

g) infine si tratta di un italiano intriso di luoghi comuni.


Dunque, Brignano porta sulle scene la rappresentazione caricaturale di questo italiano medio. Ne accentua i difetti, ne esaspera le manie. Offre al suo pubblico lo specchio dentro il quale riflettersi e ridere di se stesso. Tra il comico e il suo pubblico s’instaura un rapporto di empatia: io sono uno di voi, e voi siete come me. La sua comicità nasce proprio da questa grande capacità di sapersi autorappresentarsi. Perché Brignano incarna l’italiano medio, l’italiano medio di successo, quello che troviamo negli ultimi vent'anni ad occupare in Italia i posti di maggiore responsabilità. Lo troviamo ai vertici delle aziende, a capo delle redazioni di giornali e telegiornali, nel parlamento, e lo abbiamo avuto fino a qualche mese fa a capo del governo. Lo stesso berlusconismo rappresenta una sintesi dell’italiano medio. Non so se Brignano ne sia consapevole, ma egli incarna perfettamente la comicità del berlusconismo, perché esprime perfettamente le qualità dell’italiano medio. Il suo successo come comico coincide proprio con il trionfo in Italia di questo tipo di italiano che la nostra “strana” modernità ha portato alla ribalta.
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