martedì 3 aprile 2012

Massa e potere di Elias Canetti o della capacità di sapere guardare nel nucleo più profondo del potere

Elias Canetti (1905-1994)

Massa e potere di Elias Canetti è il libro che più di ogni altro mi ha insegnato a osservare il potere con occhi completamente diversi. Anzitutto, mi ha insegnato a osservare il potere con la “p” minuscola. Una volta ho definito questo tipo di potere, in “memoria” di un racconto famoso di Dostoevskij, come il potere del sottoscala, in contrapposizione al potere dei “piani alti”, dove solitamente esso viene indagato e analizzato con perizia. Il potere con la “p” minuscola è quel tipo di potere che s’annida nei gesti e nei comportamenti più ovvi, più banali; nella pratica quotidiana. Insomma è quel potere che si trova laddove non te la aspetti.

Le forme di potere sono una strategia di sopravvivenza. La sopravvivenza riguarda in primo luogo e soprattutto il proprio corpo. La propria fisicità o il proprio "esserci". E da questa preservazione che possiamo far derivare l’origine biologica del potere. La vita priva di corpo non è vita. Voler preservare il proprio corpo è la prima manifestazione del potere. Ma la sopravvivenza può riguardare ogni aspetto del proprio Sé: può riguardare la propria identità, il proprio ruolo, la propria vita sociale, la propria dignità, ecc. E qui l’analisi del potere esce dalla dimensione puramente biologica per entrare nell’ordine della dimensione sociale. 

Nella massa, l’individuo può rinunciare, volontariamente o involontariamente, alla propria identità individualizzante per abbracciare una identità collettiva. Può farlo in maniera temporanea, ma può farlo anche in modo duraturo. L’individuo vuole annullarsi nella massa perché sa che la massa ha una durata temporale incommensurabilmente maggiore rispetto alla vita del singolo. L’individuo come tale può anche morire, ma egli morrà nella consapevolezza che la massa, nella quale ha annullato la propria essenza, gli sopravvivrà. È la potenza della massa ad esercitare sull’individuo un’attrazione fatale. Ciò che i singoli temono più di ogni altra cosa al mondo è la morte individuale. Insieme, il singolo è più in grado di affrontare la morte. No, no, non si tratta di coraggio, ma semplicemente di un gioco di probabilità. La massa dunque è la più primitiva forma di sopravvivenza che gli esseri viventi hanno escogitato per sfuggire alla morte. Tale strategia non appartiene solo al genere umano. Molte specie vivono in massa per sfuggire ai predatori. 

Ma le riflessioni più sconvolgenti sul potere cominciano quando Canetti inizia a parlare degli elementi del potere. Della forza, in primo luogo, la cui durata dà luogo a ciò che comunemente definiamo potere; il potere di domandare, in secondo luogo; e soprattutto il segreto che «sta nel nucleo più interno del potere». I segreti interni del corpo di cui oggi solo la medicina ne possiede il monopolio. I segreti della materia, monopolio degli scienziati. I segreti di Stato, monopolio di una casta politica. I segreti del senso della vita, monopolio delle religioni o delle filosofie. Chi è detentore di segreti è il detentore del potere, perché conosce in anticipo le intenzioni altrui, e sa come prevenirle.
Infine, Il comando, senza dubbio il capitolo più affascinante di Massa e potere. Il suo linguaggio universale, al quale si obbedisce o con la fuga, come nel mondo animale, o con la sottomissione, come accade nel mondo umano. Ogni comando, afferma decisamente Canetti, è una sentenza di morte. In ogni comando è contenuta una minaccia di morte. Fisica. Civile. Morale. Il comando deresponsabilizza l’individuo, perché è una spina conficcata nella carne viva dell’uomo. E come corpo estraneo dev’essere trasferita: «Chi eseguì il comando considera se stesso la vittima, e perciò generalmente non prova alcun sentimento per la vittima vera e propria». Il carnefice è soltanto un pezzo di un ingranaggio più vasto. Come aveva profondamente compreso Elias Canetti.

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