sabato 11 febbraio 2012

La rivoluzione digitale e il rovesciamento dell’axis mundi



Negli ultimi vent’anni è in atto un processo di cui non è facile avere piena cognizione, forse perché lo viviamo dall’interno, quando, invece, per percepirlo, occorrerebbe una grande capacità di astrazione. Di cosa sto parlando? Di una mutazione morfologica in atto riguardante il “principio di strutturazione formale” che ordina la realtà sociale.
Mutazione morfologica che sta provocando, nel mondo contemporaneo, una vera e propria rivoluzione epocale. Si tratta di un processo di lunga durata, che ha tempi “astronomici”, come quelli che si verificano con la Precessione degli equinozi, vale a dire con quel movimento della terra che fa cambiare in modo lento, ma continuo, l’orientamento del suo asse di rotazione rispetto alla sfera ideale delle cosiddette “stelle fisse”.
Anche l’asse su cui è ruotato la sfera sociale negli ultimi tempi sta modificando sensibilmente il suo orientamento. Per adesso, ciò che posso affermare è che questo spostamento (quasi impercettibile) stia provocando un senso generale di smarrimento, che si traduce in una visione “caotica” e incomprensibile di quanto accade nella sfera generale dei rapporti umani e nella particolare sfera dei rapporti quotidiani.
Si sta modificando il “principio di strutturazione” che ordina e dispone la sfera sociale in un determinato modo. Questo principio è l’asse che orienta la sfera sociale. Individuare la natura di questo asse non è cosa facile. Non si tratta, per esempio, di un dispositivo di ordine cognitivo o mentale, del quale, anzi, ne è l’effetto. Da un lato, potrei dire che si tratti di un dispositivo “sociale”, ma, dall’altro, mi rendo conto che così dicendo rischio di banalizzare un concetto di estrema complessità, o di cadere in una forma di ragionamento di tipo tautologico.
Ogni ordine sociale può essere disposto in due modi: o su un asse verticale, quindi in senso gerarchico; oppure su un asse orizzontale, quindi in senso non gerarchico. Definiamo tale senso ordinante quale principio di strutturazione: nel primo caso, la realtà sociale si struttura  in modo stratificato e gerarchico. Ogni categoria sociale viene ordinata sulla base di determinati criteri valoriali, del tipo: “superiore”/“inferiore”, alto/basso, maggiore/minore; criteri che corrispondono a particolari codici culturali.
Nel secondo caso, l’asse orizzontale, la realtà viene strutturata in modo segmentato e non gerarchico. Il modo in cui la realtà sociale si dispone sull’asse orizzontale non corrisponde più a criteri valoriali; l’asse orizzontale, infatti, si caratterizza proprio per l’assenza di ogni criterio valoriale. In questa dimensione (non gerarchica) ai segmenti non si possono assegnare criteri valoriali, in quanto sono disposti tutti sullo stesso piano.
L’unico criterio selettivo su cui questo asse può fondare le sue priorità o la sua importanza è l’ordine della sua lunghezza: ossia, ogni segmento può essere minore o maggiore dal punto di vista quantitativo.  
L’asse verticale comprendeva un alto/basso (superiore/inferiore); l’altro, invece, comprende soltanto un prima/dopo. Diciamo che la prima dimensione si distribuiva in senso “qualitativo”; mentre la seconda si distribuisce in senso puramente “quantitativo”. La prima dimensione usava o ricorreva a “metafore” qualitative per autodefinirsi; la seconda utilizza “metafore” quantitative o digitali.
L’utilizzo della diversa distribuzione della metafora rappresenta ciò che all’inizio ho definito come “principio di strutturazione” ordinante l’asse della sfera sociale. Quindi, secondo tale principio, tutto ciò che fa parte della realtà può essere disposto in modo “verticale” (qualitativo) od orizzontale (quantitativo). Pertanto, anche la scala valoriale, in base alla quale s’assegna una maggiore o minore priorità, una maggiore o minore importanza, viene “decisa” dall’orientamento di questo asse. I due assi sono sempre stati attivi in qualsiasi cultura, tuttavia, sino a qualche decennio fa, l’asse verticale/qualitativo ancora prevaleva sull’altro. Se prendiamo in esame le società del passato più remoto possiamo verificare come la prevalenza dell’asse verticale fosse del tutto evidente e nient’affatto discutibile. In particolare, in tutte le società patriarcali la sfera dei rapporti umani e non umani era regolata da una dimensione verticale e gerarchica.
Negli ultimi tempi, invece, il rapporto tra questi due assi si sta “completamente” rovesciando: tale rovesciamento sta provocando una rivoluzione epocale di cui, al momento, abbiamo scarsa consapevolezza.
L’axis mundi, secondo Jan Kott (Mangiare Dio), è l’asse verticale di tutti i miti, dalla cultura greca a quella ebraica, da Virgilio a John Milton, e segnava la distinzione tra il sopra e il sotto. L’axis mundi segnava la «geometria del kratos». Ma l’axis mundi era anche ciò che assegnava ruoli, posizioni, e disponeva l’ordine dei valori: differenziava in ogni cultura il bene dal male, il simbolico dal diabolico.
Ognuno regolava il proprio comportamento in ordine all’axis mundi interiorizzato, incorporato, e agiva in rapporto a quest’asse. Nella scala sociale si riconosceva ciò che era importante da ciò che non lo era, ciò che era prioritario da ciò che era secondario; riconosceva ciò che era superiore da ciò che era inferiore; ciò che era maggiore da ciò che era minore.
L’axis mundi era il modo in cui si configurava l’ordine sociale. Ogni nuova istituzione, ogni nuova forma di comunicazione doveva iscriversi all’interno di questo ordine: l’università, la scuola, la grande impresa, ecc., riproducevano al loro interno l’organizzazione verticistica e piramidale dell’axis mundi. La stampa quotidiana, al suo apparire, organizzava le notizie sulla base del loro ordine valoriale; i telegiornali davano notizie in ordine alla loro importanza; la scuola distribuiva le materie scolastiche in base alla loro importanza; le pene erano commisurate in ordine alla gravità dei delitti; la soddisfazione dei bisogni era realizzata sulla base delle reali esigenze.
Fin quando l’ordine sociale era in grado di dare a ciascun membro una scala di valori, in base alla quale orientare il proprio comportamento, l’ordine era assicurato. Non importa che ciò che ieri sembrava importante oggi lo è di meno: all’interno di una scala di valori, ciascun valore poteva cambiare di posto; ciò che ieri era ritenuto marginale oggi può assumere una sua centralità, e viceversa. Anche se al suo interno, in virtù di trasformazioni sociali epocali, i posti potevano essere fluidi, scambiabili, flessibili, tuttavia, essi si disponeva comunque lungo un asse verticale.
Anche questa diversa distribuzione o assegnazione di posti, dovuta all’evolversi della società, poteva provocare una forma di spaesamento, in particolare modo quando in essa le trasformazioni avvenivano in maniera repentina, accelerata rispetto alle capacità di saper interiorizzarle. Ma l’axis mundi in sé non veniva affatto incrinato: è sempre lì a dirci come dobbiamo regolarci in base alla nuova disposizione dell’ordine.

Ciò che ha incrinato in modo inequivocabile  l’asse  di rotazione sociale in senso orizzontale è la rivoluzione digitale. L’introduzione e la diffusione del web, come valore di scambio in astratto, ha declassato ogni aspetto individuale dell’essere, rendendolo un elemento generale comune.
Il Web ha sostituito ogni qualità intrinseca alla cosa con una misura di ordine puramente quantitativo: il traffico. In altri termini, il valore della cosa non è più determinato dalle sue qualità intrinseche, ma dalla quantità di traffico che riesce a generare. Il traffico diventa l’equivalente generale per misurare la qualità delle cose, e ha il potere di “svuotare” del loro nocciolo, della loro individualità, del loro valore specifico e del loro essere incomparabili o incommensurabili, rendendo ogni “oggetto” che appare nel web simile ad un altro oggetto (anche questo mio scritto è sottoposto a questa legge): qualcosa ha valore se genera traffico.
Allo stesso tempo, quanto più la vita sociale risulta dominata dalla quantità di traffico che un oggetto riesce a generare, tanto più efficacemente si imprime a livello di consapevolezza il carattere relativistico di ogni cosa. Disponendo l’essere delle cose su un piano puramente quantitativo, viene più facile calcolarne il valore. Ed è proprio la facilità e la velocità del calcolo a relativizzare il loro essere: infatti, in virtù di rapporti puramente quantitativi, tutte le cose possono essere comparate e tradotte simultaneamente in termini di traffico. L’eccesso di comparazione, inevitabile in un medium dominato dalla quantità, toglie alle cose la loro intrinseca specificità, e accelera il carattere relativistico delle cose.

Quando tutto passerà attraverso il web (notizie, rapporti sociali, ecc.) tutto sarà sottomesso alla tirannia del traffico: la gerarchia delle notizie verrà decisa in termini quantitativi. Se un evento genera più traffico rispetto a un altro evento assumerà un’importanza maggiore. Un evento drammatico, accaduto in un luogo lontano, avrà meno importanza delle gambe divaricate dell’ultima “velina”. Un’azienda ha valore se genera traffico, e così via…
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