mercoledì 21 ottobre 2015

Tempo memoria e poesia

Foto di Jo Pace





Da il “Libro della vita monastica”



Il tempo è come l’orlo secco

d’una foglia di faggio.

È la splendida veste

che Dio scagliò lontano

quando, eterno abisso,

si stancò di volare

e si nascose agli anni

finché, come radici, spuntarono

in ogni cosa i suoi capelli.



Rainer Maria Rilke




Il tempo sembra essere il grande mistero e il grande abisso, creato da Dio... ossia l’Eternità a fronte della fragilità rappresentata dall’orlo della foglia di un faggio...

Com’è possibile la poesia nel tempo della povertà? Si, è quanto si chiede Hölderlin in una sua lirica. Al tempo della grande poesia si è sostituita la prosa, ma la poesia ha ancora senso? Credo che la poesia di Rilke sia una risposta a questo dilemma...

Essere e Tempo, infatti, fu la prima grande opera di Heidegger, lasciata incompiuta, perché, come ha spiegato più tardi il filosofo tedesco, gli mancava per esprimere l’autenticità dell’Essere. Il secondo Heidegger è segnato dalla cosiddetta “svolta linguistica”, che ha il suo culmine ne I sentieri interrotti, nei quali Heidegger dichiara che “l’uomo è linguaggio”, e che le strutture del linguaggio rendono possibile e condizionano l’accesso dell’uomo all’essere: “Solo laddove v’è linguaggio, c’è mondo” Ecco perché il linguaggio diventa la “dimora” dell’Essere, perché il linguaggio è apertura dell’Essere. Ciò avviene soprattutto nel linguaggio dei Poeti, perché i poeti sono i custodi del linguaggio... è il grande dono che la Poesia fa al mondo, perché attraverso i varchi che i versi aprono al cuore umano, la poesia riesce a farci intravedere e a farci scoprire orizzonti nuovi e inestimabili, aiutandoci a combattere la miseria e la povertà interiori che questa nostra epoca priva d’incanto ha irrimediabilmente dischiuso alla nostra anima, elevandoci così alle grandi altezze dell’Amore!
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