giovedì 31 ottobre 2013

I TalkWeb di Bruno Corino e Mauro Banfi il Moscone

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Dalle conversazioni tra me e il Moscone è nato questo tascabile...

Dalla Presentazione
Nell’intrinseco, questi talkweb sono nati da uno svolazzamento effettuato da me e dal Moscone nella rete, vale a dire da due Webannati! Il tutto ebbe inizio, come accade nelle migliori apocalissi della storia, nel novembre 2011.

La Rete quel giorno non tremò, e gli internauti erano affaccendati in ben altre faccende per accorgersi che un Moscone e un Filosofo svolazzavano allegri e pensierosi nel web ponendo, soprattutto a se stessi, domande inattuali.
Il mondo si interrogava sulla fine del governo Berlusconi, e restava affascinato da una nuova parola che circolava nei media: lo spread; mentre emergeva nella rete un comico genovese con il suo bel faccione nell’attesa che si compisse la grande palingenesi della politica.
Io e il Moscone, invece, eravamo affaccendati in ben altre faccende, ci interrogavamo sul senso di fare arte e letteratura nell’era dell’esplosione della litweb, sui nuovi orizzonti che il web apriva al mondo, a trovare domande e risposte ai problemi che più assillavano le nostre menti.
Eravamo persi nella nostra inattualità: fuori dal tempo, oserei scrivere: asincronici. Talvolta con un estremo senso di autoironia, altre volte con piglio serioso riuscivamo ad affrontare questioni complesse e difficili.
Adesso, a distanza di tempo, lo posso affermare con sicurezza: ci siamo enormemente divertiti a scrivere questi dialoghi, e mi sono enormemente divertito oggi, che li sto mandando in stampa, a rileggerli.
Come scrissi una volta al Moscone la cifra per noi più importante della nostra litweb è l’inattualità, non sentirsi mai in nessuna epoca “accasati”. In qualunque tempo, epoca o èra, la nostra opera continuerà ad essere letta, continuerà ad esercitare la sua presenza.
Perciò essa non potrà mai essere addomesticata, né mai diventare domestica. L’inattualità per noi infatti coincide con l’essere o il sentirsi sempre estranei/estranianti al tempo in cui si vive. Io credo che soltanto così si diventi un “classico”, vale a dire una voce “stonata” che canti in ogni tempo al di fuori delle stagioni umane.
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