venerdì 14 ottobre 2011

Lettera agli storici del XXII secolo

Cari storici del XXII secolo,
so che quando analizzerete questo periodo storico nella vostra testa sembrerà del tutto incomprensibile la fase che noi contemporanei stiamo vivendo in questi mesi.

Forse, inconsapevolmente, farete un paragone tra l'epoca giolittiana e la nostra, in fondo delle pur labili affinità ci sono, ma sono, appunto, labili. Per tutto il resto il divario rimane incolmabile: in quegli anni l'Italia conobbe il suo primo decollo industriale, era una nazione giovane tutta proiettata, talvolta con qualche velleità, verso il futuro; le "masse" operaie, come si scriveva nel secolo scorso, facevano il loro ingresso sulla scena; c'era un gran fermento culturale. Invece, voi osserverete questa fase sul tavolo freddo dell'analisi delle fonti storiche, e ogni volta vi domanderete: come vivevano gli italiani quell'epoca così decadente, quel disastro morale, quello sfacelo economico, quel clima torbido e da bassissimo impero? 
Per rispondere a queste domande non so quali fonti utilizzerete: i giornali, gli atti parlamentari, le interviste, i saggi dedicati all'argomento, ecc. Chissà, dato che i tempi sono mutati, utilizzerete molto la rete, e in particolare i blog, per capire come l'uomo comune della strada ha vissuto questo momento: con rassegnazione, nell'indifferenza, con impegno, con rabbia? Insomma, cercherete sicuramente nella rete per capire come gli italiani e le italiane reagivano a quel periodo confuso e decadente. Perché, immagino, che penserete che se tutto questo è potuto accadere non poteva accadere senza la "complicità" degli italiani.
A vari livelli, s'intende. Ad esempio, vi domanderete perché le opposizioni in base all'art. 54 comma due, secondo il quale "I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno i dovere di adempierle con disciplina e onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge", non hanno mai chiesto l'impeachment, cioè  uno stato d'accusa per il venir meno a questo fondamentale principio costituzionale. Vi domanderete perché la Chiesa, questo grande istituto morale, ha soltanto balbettato. Vi chiederete come i telegiornali di questa epoca riuscivano ad occultare il livello di crisi morale entro il quale siamo precipitati. Vi chiederete come ha potuto la maggioranza dei rappresentanti del popolo avallare delle tesi così assurde intorno a delle richieste parlamentari, sulle quali, immagino anche voi ogni volta che le andate a leggere non potete fare a meno di sorridere. Vi domanderete come è stato possibile arruolare parlamentari, ministeri, organi dirigenti, giornalisti, avvocati, ecc, ecc, e trasformarli in un solo collegio di difesa del premier. Vi domanderete come mai, nonostante che in Italia da almeno due anni nessun Capo di Stato di una certa statura non vuole mettere piedi nel nostro paese (l'ultimo forse è stato Zapetero e Gheddafi, ma potrete controllare meglio questa mia impressione),  nessuno notava questa assenza o questo isolamento. Vi domanderete come mai, nonostante l'Italia fosse (o è) sull'orlo del fallimento economico, commissariato dall'autorità europee, ecc. continuasse tranquillamente a far finta di niente. 
Vedete cari storici del XXII secolo a quante domande dovrete rispondere per comprendere, in base al vostro mestiere, come vivevano gli italiani di quel periodo. E, da questa prospettiva temporale, vi dico che non sarà un compito facile da assolvere. L'unica cosa che vi voglio dire è di non pensare che nella nostra epoca non ci fossero persone coscienti che non denunziassero quotidianamente questo disastro economico-morale, ma erano una minoranza, e facevano scarsi ascolti. Però c'erano. Quindi, futuri storici non siate così severi nel giudicarci, oltre alle tante ombre che offuscavano questo quadro, c'erano anche rari sprazzi di luce.
Tenetene conto e augurio di buon lavoro.
Un contemporaneo
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