mercoledì 29 febbraio 2012

Fenomenologia della gratitudine e dell'ingratitudine: il benefattore borioso



Per un benefattore ogni riconoscimento alla sua persona rappresenta un gesto di gratitudine. E' il modo che, chi ha ricevuto un beneficio, può esprimere il suo grazie a ciò che il benefattore ha fatto o a ciò che farà per lui. Ma quando un benefattore non riceve quei segni che s'aspettava quali contraccolpi avrà sul suo animo?
Poniamo che un benefattore creda profondamente di aver dispensato tanti benefici. Per ogni beneficio ch'egli crede di aver dispensato ora s'aspetta un segno di gratitudine. Ma, anziché vedere la sua persona sommersa da un diluvio di riverenze, in cambio riceve soltanto segni di indifferenza.

domenica 26 febbraio 2012

Comportamento ambivalente, seduzione, ambiguità



Designo un comportamento come seduttivo quando esso può essere riferito tanto alla situazione quanto al Sé. L’ambivalenza è una proprietà intrinseca ad ogni comportamento concentrato su se stesso; vale a dire, in un’interazione è sufficiente spostare di poco l’attenzione dalla situazione al comportamento per creare un effetto seduttivo, poiché lo spostamento di attenzione dalla situazione al comportamento può essere percepito come un’allusione o come un rimando al Sé.

giovedì 23 febbraio 2012

Sé modulabile, flessibile, disagio esistenziale


Sempre più sentiamo parlare di Sé flessibile o di Sé modulabile. Un sé modulabile, in pratica, è un sé che si può comporre e scomporre di moduli diversi a seconda delle diverse circostanze a cui deve adattarsi. Il termine modulo significa “misura”, e di solito indica una unità di grandezza che viene ripetuta più volte; in senso figurato indica un modello, un canone, che può essere ripetuto in maniera da dare proporzioni definite a una costruzione. 

sabato 18 febbraio 2012

Lewis Alfred Coser (1913-2003)



Di Lewis Alfred Coser (1913-2003) conosco soprattutto I Maestri del pensiero sociologico, un testo ricco non solo di ottimi spunti di riflessione, ma anche di interessanti aneddoti sulla vita dei grandi maestri. Coser è soprattutto noto per la sua Teoria del conflitto. Il suo libro più importante è infatti Le funzioni del conflitto sociale. Tuttavia, nelle più recenti ricostruzioni storiche dedicate al pensiero sociologico – penso, ad esempio ai manuali di Franco Crespi o al bel saggio di Patrick Baert, La teoria sociale contemporanea – non c’è traccia della presenza teorica di questo sociologo.
Un ampio contributo al suo pensiero, invece, si può leggere ne’ La teoria sociologica contemporanea di Ruth A. Wallace e Alison Wolf, nel quale s’afferma che Coser è il sociologo “più simile a Simmel”. Nel capitolo dedicato ai teorici del conflitto, Wallace e Wolf presentano il suo pensiero come “un’esposizione e uno sviluppo degli spunti frammentari dello stesso Simmel”. Allo stesso tempo però, credo, proprio a questa affinità con Simmel i due autori addebitano la natura insoddisfacente del lavoro di Coser. Il livello di astrazione che Coser ha condiviso con il pensiero di Simmel pare che abbia inficiato l’analisi delle situazioni sociali concrete. In realtà, una buona teoria sociale non si valuta sulla base dello studio empirico della società, ma su quanto riesca ad orientare le ricerche empiriche.

sabato 11 febbraio 2012

La rivoluzione digitale e il rovesciamento dell’axis mundi



Negli ultimi vent’anni è in atto un processo di cui non è facile avere piena cognizione, forse perché lo viviamo dall’interno, quando, invece, per percepirlo, occorrerebbe una grande capacità di astrazione. Di cosa sto parlando? Di una mutazione morfologica in atto riguardante il “principio di strutturazione formale” che ordina la realtà sociale.

giovedì 2 febbraio 2012

Erving Goffman, l'etologia dell'interazione, l'etoanalisi, ordine sociale,



Ne’ L’approccio di Goffman all’interazione faccia a faccia (chi ha tempo e voglia può facilmente reperirlo in Internet), Adam Kendon scrive che Erving Goffman tentava di fare dell’ordine dell’interazione «un campo di studio a sé». Secondo Kendon, ne’ Il comportamento pubblico c’è il chiaro tentativo «di giustificare lo studio dell’interazione come una branca della sociologia indipendente».

sabato 14 gennaio 2012

Dominio, potere, Bauman, Crozier, potere di controllo, potere della decisione, ordine, caos



Dove (ammesso che esista un luogo “ideale”) bisogna cercarlo oggi il dominio? Quale forma ha assunto nell’epoca postmoderna? Non parlo ovviamente del potere, che è soltanto un’espressione del dominio, ma mi riferisco direttamente al dominio, ossia a ciò che dispone dell’ordine delle cose.

venerdì 13 gennaio 2012

...dietro la banalità di divieti innocui



Al filosofo Roberto Escobar...

… l’anno nuovo è appena cominciato, e per fortuna ancora non sono emerse nelle cronache giornalistiche notizie riguardanti fatti eclatanti di discriminazione. Sì, perché in Italia abbiamo l’insana abitudine di sollevare talune questioni soltanto quando vi sono fatti brutali da schiaffare in prima pagina, allora scattano analisi su analisi, domande su domande per giorni e giorni, fino a che l’argomento si satura e quindi non si ha passa a parlare d’altro…

lunedì 9 gennaio 2012

Popitz, fenomenologia del potere, coercizione, persuasione, suggestione



In Fenomenologia del potere di Heinrich Popitz troviamo degli assunti interessanti sul “potere”. In primo luogo, lo studioso tedesco afferma che il potere è un elemento universale della socialità umana. In secondo luogo, distingue quattro forme antropologiche fondamentali di potere: il potere di offendere, basato sulla violenza; il potere strumentale, basato sulla preoccupazione del futuro; il potere d’autorità, basato su norme di riconoscimento; infine, l’agire tecnico, che esprime il potere di creare dati di fatto.

martedì 3 gennaio 2012

Forma concettuale, forma storica, forma interazionale: tre piani circolari

Quando vogliamo analizzare una delle tante forme che le interazioni umane danno luogo, abbiamo a disposizione tre modi per poter procedere nell'analisi. Poniamo il caso che voglia analizzare la forma dell'amicizia. In primo luogo potrei farlo dal punto di vista strettamente filosofico o concettuale. In tal caso, tenterei di far emergere i tratti generali presenti in ogni forma di amicizia. Quindi, si tratterebbe di saper individuare quali tratti hanno in comune una qualsiasi forma di amicizia.

giovedì 22 dicembre 2011

Litwriting/Labyrinth...


Tempo fa leggevo alcune cose su Cantor, ed ecco che la mente viene attraversata da un guizzo: cosa hanno in comune l’etoanalisi e il suo principio di corrispondenza biunivoca? Provo subito l’immediato impulso a tradurre sulla “carta” quanto mi frulla nel cervello. Lo stesso potrei dire tra l’etoanalisi e la “teoria dei colori”.

sabato 17 dicembre 2011

La doppia "morale" della Chiesa Cattolica e il "piatto di lenticchie" di Sylos Labini

Prima del secondo conflitto, le gerarchie ecclesiastiche hanno sostenuto e favorito il fascismo in cambio di un "piatto di lenticchie", come scriveva Sylos Labini; in seguito lo hanno fatto con la Democrazia Cristiana e, in ultimo, con i governi di centro-destra.

giovedì 15 dicembre 2011

Etoanalisi e teoria dei colori




Rosso = seduzione 
Giallo = persuasione 
Blu = coercizione 
Esiste una correlazione? 
Se esiste una correlazione
allora, 
la mimesi è verde 
l'adulazione è viola 
la sottomissione è arancione... 







domenica 4 dicembre 2011

A quale favola preferisci credere quando è in gioco la vita....



La vita, o l’essere in vita, è un ambito non disponibile ad alter: ego può disporre, invece, del suo essere in vita? Domanda cruciale. Se ego non può disporre della propria vita, vuol dire che ego per la vita è un alter, e che il suo essere in vita appartiene a un altro/Ego (che i religiosi usano chiamare Dio, e i laici "comunità"). L’altro/Ego, secondo questa concezione, può disporre della vita in quanto è lui che l’ha concessa ad ego. Sulla terra ci sono uomini che parlano e decretano le loro sentenze in nome e al posto di questo altro/ego che chiamano Dio.

Etoanalisi, personalità, interazione, tratti prevalenti

Come il lettore avrà avuto modo di intuire, talvolta il grado di astrattezza al quale per necessità devo ricorrere rende poco “fruibile” ciò che affermo. Il mio modo di analizzare il comportamento interazionale vuole essere un contributo non tanto allo studio della persona/personalità, quanto un'analisi delle relazioni. L’ambito è circoscrivibile a ciò.

sabato 3 dicembre 2011

Le relazioni umane son archi tesi - (Etoanalisi)



Una relazione tra due agenti possiamo configurarla come una “corda tesa”, formata da tutti i possibili scambi interattivi che intercorrono nel corso del tempo tra i due. Ogni scambio interattivo tra i due produce un filo. All’inizio, cioè al momento in cui i due agenti s’incontrano, possiamo ipotizzare che questo filo sia piuttosto fragile, delicato: è sufficiente un piccolo strappo per spezzarlo. Filo dopo filo la relazione diventa una corda dalla forma piuttosto “rigida” e robusta; soltanto dopo essere stata sottoposta a diverse e piccole (talvolta quasi impercettibili) pressioni, la sua rigidità comincia ad allentarsi.

Relazione, simmetria, asimmetria, ambiti relazionali, etoanalisi,



1. Relazione. Una relazione può essere identificata come un insieme di coppie ordinate < x, y >, tale che se [x = y o y = x]   la relazione è simmetrica; se invece [x > y o x < y], allora la relazione è asimmetrica.
Se R è una relazione qualsiasi, allora invece di scrivere < x, y > , scriveremo che xRy, che si può leggere: “tra x e y sussiste la relazione R”.

L'Etoanalisi è opera mia



L'“Etoanalisi” è opera mia. Lo scrivo senza imbarazzi e senza remore. Basta digitare su google la parola e si vedranno tutti i “post” che ho dedicato a questo nuovo campo di ricerca. L’etoanalisi è opera mia, nella stessa misura in cui la psicoanalisi è opera di Freud e la fenomenologia di Husserl. Sono io ad aver coniato questo termine, ad avergli assegnato un oggetto di indagine (le interazioni), e un metodo rigoroso d'analisi.

venerdì 2 dicembre 2011

Le metamorfosi dello spirito: leone, cammello, bambino


In Così parlò Zarathustra, Nietzsche indica ne’ I discorsi di Zarathustra (Parte prima), le tre metamorfosi dello spirito: «Come lo spirito diventa cammello, e il cammello leone, e infine il leone fanciullo». Il cammello è la bestia paziente ed ossequiosa, che percorre in fretta il deserto, «ma nel deserto più solitario avviene la seconda metamorfosi: qui lo spirito diventa leone.

A mio fratello Vincenzo...

La mia anima serena come luce che penetra nel cosmo non arriva mai a una meta, ma viaggia solitaria in mezzo a tante nebulose planetarie, e ...