Il mio interesse per l’opera e il pensiero di Antonio Gramsci affonda le sue radici in anni lontanissimi. Stavo per compiere il mio diciannovesimo anno di età quando nel maggio del 1980 lessi per la prima volta la Vita di Antonio Gramsci di Giuseppe Fiori. L’anno dopo seguii uno sceneggiato biografico in quattro puntate, diretto da Raffaele Maiello e trasmesso da Rai 2. Di Gramsci ho apprezzato immediatamente più che le sue qualità di dirigente e segretario del Partito comunista d’Italia il suo spessore teorico. Nella breve sintesi tracciata da Fiori dei Quaderni del carcere capii che Gramsci non era un pensatore che potesse essere circoscritto esclusivamente nel quadro politico italiano. Al centro della sua riflessione in carcere c’era un nodo teorico fondamentale che investiva in pieno la “crisi del marxismo” come si stava profilando proprio agli inizi degli anni Ottanta.
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mercoledì 1 settembre 2021
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