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mercoledì 8 giugno 2011

C'è del marcio nel cervello leghista oppure c'è del metodo nella sua follia?

Ma insomma alla prossima verifica parlamentare tra un paio di settimane, questa maggioranza riuscirà o no a saltare il fosso del voto di fiducia? I segnali non sono promettenti, l'unica  ragione che depone a favore della fiducia è la paura di elezioni anticipate, che segnerebbero la fine ingloriosa di tanti deputati "responsabili" (ma non solo). Poi c'è un'altra mossa a cui bisogna fare attenzione: perché uno come Calderoli si è messo in testa di trasferire due ministeri a Nord? Che se fanno gli elettori leghisti di due inutili ministeri (il suo e quello di Bossi)? Allora, mi chiedo perché spendersi così tanto per una questione che crea soltanto problemi e "mal di pancia" nella stessa maggioranza? Insomma, sembra una delle tante follie del ministro "porcellum", alle quali siamo da tempo abituati, sintomo che ormai il loro cervello si sta liquefacendo.
Ragioniamo un attimo: in un momento di così grave difficoltà per la maggioranza di governo, uno farebbe il possibile per evitare di sollevare problemi speciosi o polemiche inutili, magari si concentrerebbe più su cose concrete e di immediato effetto (che so, ad esempio, abolizione delle province). Invece, accade proprio il contrario. Perché, mi chiedo, accade questo? 
Ecco, mi chiedo, c'è del metodo nella follia leghista? Perché accanirsi così tanto su una questione del tutto marginale? Io un'ipotesi ce l'ho e la espongo in modo semplice. Dal momento che i leghisti hanno capito che non ci sono più margini di manovra per rilanciare questo governo, la strategia migliore è svincolarsi dall'abbraccio mortale del cavaliere. Questa volta, però, al contrario del '94, non vogliono essere loro quelli che staccano la spina, non vogliono cioè apparire agli occhi del paese come coloro che hanno decretato la fine del governo. Allora, cosa hanno concordato i furboni della Lega Nord? Di forzare la mano in modo da costringere una parte del Pdl (ex-missini e le costellazioni del Sud) a votare contro la fiducia in Parlamento. Il 19 giugno raccoglieranno al raduno di Pontida le firme della proposta di legge popolare, dopo di che, al grido "Il popolo padano lo vuole", imporranno al Presidente del Consiglio questa "volontà popolare": la mossa leghista creerà inevitabilmente forti tensioni nella maggioranza, che sfoceranno in una probabile sfiducia al governo. Cosicché la Lega ottiene due risultati: il primo è di non essere stata lei a provocare la crisi di governo; il secondo, in campagna elettorale potrà presentarsi al suo elettorato come la forza che ha difeso gli interessi del Nord. Naturalmente, anche nel caso in cui la maggioranza si pieghi all'ennesimo atto di forza della Lega presenta i suoi vantaggi: uno far capire quanto essa sia forte nella maggioranza, l'altro ottenere comunque un risultato da sbandierare come primo passo verso quella cosiddetta "rivoluzione" federalista. Insomma, in un senso o nell'altro alla Lega conviene esercitare questo atto di forza. Insomma, la strategia è questa: prima di abbandonare la casa delle libertà è meglio afferrare tutto ciò che è a portata di mano. 

martedì 24 maggio 2011

Berlusconi e il tramonto del pdl

Le mie analisi sugli scenari futuri – che in questi giorni ho focalizzato soprattutto su quelli politici – sono basate su alcune premesse che hanno la loro fonte ispiratrice nella etoanalisi. La capacità di poter “prevedere” eventuali scenari rappresenta per me un modo per verificare la validità stessa della teoria. Pertanto, anziché esplicitare i presupposti della teoria, mi concentro, in questo luogo, sui possibili campi di applicazione che essa mi permette di effettuare.
Dunque, nella “teoria dell’elettore indeciso” avevo parlato di alcuni probabili scenari che queste elezioni amministrative avrebbero configurati. Avevo scritto (9 maggio) che per stanare l’elettore indeciso il mezzo a cui di solito si ricorre è la paura: «Negli ultimi scorci di campagna elettorale assisteremo ad una crescente messa in atto di scene di panico. Quali sono le paure classiche su cui uno schieramento politico può far leva per suscitare timori nell’elettorato indeciso? In primo luogo l’economia: suscitare i fantasmi dell’inflazione, della disoccupazione, o delle tasse. In secondo luogo la minaccia alla propria sicurezza. In una campagna amministrativa, il primo senso di paura viene percepito meno perché si tratta del governo delle città, mentre il secondo ha una efficacia più tangibile. Se questa mia teoria è valida assisteremo negli ultimi giorni di campagna elettorale a un’escalation di paure e di tensioni al fine di spingere gli elettori ad uscire dalla loro indecisione e a votare quella parte politica percepita come meno dannosa per le proprie sorti».
Lo scenario prossimo che prevedo è che assisteremo a una forte tensione tra il cavaliere e la Lega, dovuta soprattutto al modo disinvolto con cui il primo ha usato le armi della paura, tradizionalmente appannaggio dei leghisti, cioè questo modo sarà fonte di tensione fortissima. Infatti, è sotto gli occhi di tutti le “scene di panico” che sono state artatamente messe al centro di questa campagna elettorale dal centrodestra. Tuttavia, quando queste scene sono troppo caricate ed esagerate finiscono con l'essere trasformate in caricature, e con il provocare, involontariamente, un effetto parodistico. Se, in effetti, ci fosse uno schieramento politico che tutti i giorni martellasse in modo insistente sul fatto che se Caio vincesse a Forloppoli si scatenerebbe il diluvio universale, anziché suscitare timore una tale iperbole finirebbe con suscitare ilarità, e chi la alimenta si coprirebbe di ridicolo.
Qui sta l’errore madornale del centrodestra commesso in questo scorcio di campagna elettorale. Il sentimento di paura per far presa sul prossimo deve essere distribuito a piccole dosi, preso a dosi massicce ottiene l’effetto contrario, anziché far tremare fa ridire. Il bello è che non fa ridere soltanto chi doveva essere spinto ad uscire dalla propria indecisione, ma fa ridere soprattutto chi aveva già deciso da che parte votare. La parodia della paura ho un effetto deleterio soprattutto su quella parte di elettori che aveva già deciso, anche per altri motivi, di votare per il centrodestra. Ora, una parte di questi elettori si sentirà coperta di ridicolo. E di questo senso di ridicolo soffriranno soprattutto gli elettori leghisti, che sul sentimento di paura, che fino a ieri hanno saputo gestire in modo oculato, hanno costruito il mito del loro successo politico. Veder prese in giro o parodiate le loro tradizionali armi della paura – “il clandestino” , “lo zingaro”, “l’omosessuale” – non può che generare un senso di rancore nei confronti di chi si è preso superficialmente “gioco” di quelle paure che loro hanno in somma considerazione.
Chi seguirà i commenti post-elettorali vedrà che l’accusa maggiore, mossa al cavaliere, sarà proprio quella di essersi sentiti scavalcati dalla sua campagna di terrore che ha finito con il ridicolizzare (i leghisti diranno con lo “esagerare”) il tradizionale terreno di consenso, e che questa mossa li ha fortemente nuociuto. Poi è naturale che quando due persone cominciano a litigare tirano fuori tutto il rancore e il risentimento che hanno accumulato nel corso degli anni, scambiandosi reciproche accuse, e risalgono nell’elenco di queste accuse reciproche sino all’epoca della preistoria o di Adamo ed Eva. Insomma, diffidate da coloro che dicono che comunque vadano a finire questi ballottaggi i rapporti tra il cavaliere e la lega non cambieranno. Aspettiamoci, invece, un bel diluvio di accuse reciproche!

A mio fratello Vincenzo...

La mia anima serena come luce che penetra nel cosmo non arriva mai a una meta, ma viaggia solitaria in mezzo a tante nebulose planetarie, e ...