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mercoledì 17 dicembre 2014

Il significato delle regole sociali

Ho letto recentemente, in “Aut-Aut” - 251, un interessante saggio di Alessandro Del Lago dedicato all’opera di Gregory Bateson. Lo studioso italiano faceva notare come Bateson, in quarant’anni di attività intellettuale, in realtà non abbia mai scritto un libro che si possa definire tale, ossia un vero libro, «se con ciò intendiamo qualche genere di narrazione conclusa». Il progetto di un libro ne produceva un altro ed entrambi poi restavano allo stato abbozzo.
Rispetto al problema principale, vale a dire la questione delle modalità interazionale, ciò che avevo finito con lo scrivere poteva essere ritenuto una lunga digressione, che poco aveva a che fare con il tema principale.
Ed è per questa ragione che mi sono deciso a ricavare da queste “digressioni” dei volumetti di poche pagine, agili e brevi. Credo che questo dedicato alle regole sarò il primo, in futuro ne seguiranno degli altri.

giovedì 22 novembre 2012

Corteggiamento, seduzione, segretezza


Il corteggiamento è un rituale, il cui scopo è manifesto e palese a coloro che vi partecipano. Esso mira alla “sessualità”, sia pure a una sessualità sublimata da nobili intenzioni o depurata dagli istinti più bassi. La seduzione, come modalità interattiva, può trasformarsi in una forma di corteggiamento, ma può anche essere fine a se stessa, ossia essere priva di conseguenze.

mercoledì 28 marzo 2012

Modus operandi, stile interazionale: la seduzione

La seduzione è, senza dubbio, lo stile interazionale più "inquietante", perché è uno stile che nel fascino ha la sua arma segreta quando occorre catturare l’altrui attenzione.

Genesi e storia dell'Etoanalisi

Ho messo mano all’etoanalisi nel novembre del 2003. All’inizio la definivo Teoria dei tratti dominanti, e mi riferivo a sei tipi umani, che indicavo come seduttore, competitore, prevaricatore, e ne descrivevo i rispettivi tipi complementari: l'adattabile, l’adulatore e il sottomesso. Successivamente li ho configurati come modalità interattive complementari, ossia come strategie che un agente mette in atto al fine di affermare o preservare il proprio Sé.

domenica 26 febbraio 2012

Comportamento ambivalente, seduzione, ambiguità



Designo un comportamento come seduttivo quando esso può essere riferito tanto alla situazione quanto al Sé. L’ambivalenza è una proprietà intrinseca ad ogni comportamento concentrato su se stesso; vale a dire, in un’interazione è sufficiente spostare di poco l’attenzione dalla situazione al comportamento per creare un effetto seduttivo, poiché lo spostamento di attenzione dalla situazione al comportamento può essere percepito come un’allusione o come un rimando al Sé.

giovedì 2 febbraio 2012

Erving Goffman, l'etologia dell'interazione, l'etoanalisi, ordine sociale,



Ne’ L’approccio di Goffman all’interazione faccia a faccia (chi ha tempo e voglia può facilmente reperirlo in Internet), Adam Kendon scrive che Erving Goffman tentava di fare dell’ordine dell’interazione «un campo di studio a sé». Secondo Kendon, ne’ Il comportamento pubblico c’è il chiaro tentativo «di giustificare lo studio dell’interazione come una branca della sociologia indipendente».

sabato 3 dicembre 2011

Le relazioni umane son archi tesi - (Etoanalisi)



Una relazione tra due agenti possiamo configurarla come una “corda tesa”, formata da tutti i possibili scambi interattivi che intercorrono nel corso del tempo tra i due. Ogni scambio interattivo tra i due produce un filo. All’inizio, cioè al momento in cui i due agenti s’incontrano, possiamo ipotizzare che questo filo sia piuttosto fragile, delicato: è sufficiente un piccolo strappo per spezzarlo. Filo dopo filo la relazione diventa una corda dalla forma piuttosto “rigida” e robusta; soltanto dopo essere stata sottoposta a diverse e piccole (talvolta quasi impercettibili) pressioni, la sua rigidità comincia ad allentarsi.

domenica 8 maggio 2011

Prevaricatore/sottomesso: stili interazionali


Il Prevaricatore

Osserviamolo all’opera: durante tutto il corso di una conversazione non fa altro che parlare di sé e far sentire la sua voce; la sua presenza sembra sovrastare su tutte le altre; il pronome che più pronuncia è “Io”; neanche s’accorge dello stato d’animo altrui: se siamo annoiati, interessati, attenti. Lui continua imperterrito a parlare, di sé soprattutto e/o di tutto ciò che può ricondurre al proprio sé; appare sempre concentrato sulla sua persona; lui crede che tutti i pianeti siano stati creati per orbitare intorno al proprio Io. A ogni minimo accenno di obiezione, gesticola, s’agita. Quando qualcuno avanza delle obiezioni, s’adira e comincia a denigrare il prossimo, ad umiliarlo, alzando persino il tono di voce; non sopporta d’essere criticato; come dire? Le sue idee non si discutono, ma si accettano. Semplicemente perché sono le migliori. Di tutto ciò che accade, la colpa è sempre degli altri. Per lui le cose sono semplici; complicarle è soltanto segno di non saper vivere; lui, dice di se stesso, d’essere un tipo diretto, immediato, impulsivo o istintivo; non ama le cose ibride, le situazioni ambigue, odia i luoghi equivoci; disprezza tutti coloro che hanno uno stile di vita diverso dal proprio; e, soprattutto, ama l’ordine, la precisione, la pulizia; dice sempre e ripetutamente che ogni cosa è stata creata per avere un suo posto. E se non lo dice, comunque lo pensa. Ma la cosa che più colpisce è il suo essere inespressivo; ha lo sguardo basso, sfuggente e ama le cose vistose, visibili, pacchiane, tutte quelle cose che non passano inosservate. Quando se lo può permettere gli piacciono macchine potenti, abiti costosi, grossi orologi, catene, catenine, anelli, anelloni; insomma, in una parola, è uno a cui piace “impressionare” il prossimo; incutere timore; annullare l’altrui personalità. Ah, dimenticavo: ama vivere in uno stato di sicurezza! Di lui diciamo soprattutto che è uno che sa imporsi in ogni circostanza, insomma che è un vero dominatore.


Il sottomesso
Il sottomesso è il complementare del prevaricatore, spesso vivono in simbiosi, in coppia, o accoppiati; è docile, ubbidiente, pronto a rispondere ai comandi che l’altro impartisce. Riconoscerlo è facile: d’ogni cosa negativa che accade se ne addossa sempre la colpa o la responsabilità; è perseguitato da un senso di colpa portato all’ennesima potenza. Attenzione, non lasciatevi ingannare da questa apparente arrendevolezza: chi si crede responsabile di tutto ciò che accade svela comunque uno smisurato senso del proprio ego (non dimenticate, che la sottomissione è una degradazione della prevaricazione); come se ogni evento dipendesse dal suo potere “malefico” di provocarlo! In mezzo agli altri appare sempre una persona discreta; scialba; sciatta; insignificante; ha scarsa cura di sé; è capace di ricevervi in pigiama; tutto scapigliato; tanto sa che la sua persona non suscita né interesse né attenzione. Fate persino fatica a ricordarne le sembianze o se ha aperto bocca nel corso della conversazione; a volte arrivate addirittura a dubitare della sua presenza; spesso vi domandate: ma eravamo in cinque o c’era pure un sesto? E sì, perché la sua è una presenza invisibile, tanto da sembrare un’ombra stampata sul muro; non indossa mai nulla di appariscente che possa richiamare l’altrui attenzione. Le sue opinioni o i suoi giudizi sono scontati, conformi a quello che pensa la maggioranza; è pronto a giudicare “strano” o “anormale” tutto ciò che si discosta minimamente dal gusto dominante; s’informa della moda, anche se non la segue, giusto per conoscere le tendenze all’ordine del giorno; legge ciò che legge la maggioranza; va a vedere i film che vede la maggioranza; vota come vota la maggioranza; agisce come agisce la maggioranza; perché ciò gli dà sicurezza, forza.
I colori che sceglie sono sempre spenti, come la sua figura; quando deve dire qualcosa chiede prima mille volte scusa; ha bisogno di trovare una giustificazione per tutto ciò che fa; quando deve passare in mezzo a dei tavoli, anziché far spostare qualcuno dalla sedia, preferisce fare il giro più lungo, perché ha timore di disturbare il prossimo; ed è anche facilmente impressionabile: ha paura dei tuoni, dei film di horror (ma non se ne perde uno); e poi è un sentimentale; facile alle lacrime, innamorato delle belle storie d’amore: perciò la sua casa è piena di riviste che sparlano degli altri; di ogni cosa gli piace cogliere l’aspetto emozionale; perciò è fortemente emotivo; e, talvolta, ansioso. Ama vivere in piccole cerchie, combriccole, avere pochi amici, ma buoni, o chiudersi nei confini della propria cerchia familiare, dove si sente sicuro e tranquillo, avere una vita regolare, ordinaria, priva di sorprese. Odia tutto ciò che sa di sfida, che tenta a destabilizzare l’ordine, e, soprattutto, evita e non sopporta le persone critiche, quelle che hanno un’idea originale, le quali gli sembrano dei folli o dei pazzi. Ancorano la loro esistenza a ciò che è sicuro, indiscusso, a ciò che non ammette repliche, a ciò che esprime forza e potenza.

A mio fratello Vincenzo...

La mia anima serena come luce che penetra nel cosmo non arriva mai a una meta, ma viaggia solitaria in mezzo a tante nebulose planetarie, e ...