Aspetto anch’io che «uno scadente poeta irlandese abitante a Trieste»,
che «uno scadente poeta di Parigi, Valéry Larbaud», e che un critico di cose
francesi, che conosce pochissimo di cose italiane, quale il Crémieux, «fra
gente che non ne conosce nulla», s’accorgano della mia scrittura. Se aspetto qualche
vero conoscitore di cose letterarie, quale Giuseppe Ravegnani, allora la mia
scrittura continuerà ad essere incerta e sfocata, chissà, magari persino
trasandata. Se, invece, mi dovesse capitare di essere giudicato dalla
pungente penna di un Umberto Morra, allora non avrò davvero scampo: tutta la
mia scrittura si rivelerà una mastodontica burla, o meglio un fallimento
annullato. Se poi un giorno dovesse arrivare un Eurialo De Michelis, allora per
la mia scrittura sarà la rovina: egli potrebbe arrivare persino a dire che essa
è opprimente e ripetitiva, perché s’interessa di storie ma si comporta come se a
quelle storie in realtà non fosse affatto interessata. No, Attilio Momigliano
proprio no! Per lui la mia scrittura sarebbe il frutto di uno psicologismo
arido, estraneo alla poesia. Questo proprio non se lo merita la mia scrittura. Neppure con un Natalino Sapegno o un Giuseppe Petronio la mia scrittura potrebbe
salvarsi, perché non sa trovare uno sbocco positivo.
sabato 19 febbraio 2022
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