mercoledì 30 novembre 2011

Fenomenologia dell'invito: accettare o rifiutare?


L'uomo veramente libero é colui che rifiuta un invito a pranzo senza sentire il bisogno di inventare una scusa.

Jules Renard

Quando accettiamo qualcosa da qualcuno o quando offriamo qualcosa a qualcuno quali sono le ragioni che inducono a compiere questi atti? Possiamo farlo perché siamo “costretti”; oppure perché ci “conviene”; infine, perché ci “piace”.

L'importanza di capire come il Sé comunichi all'interno di una relazione



L’etoanalisi non è una “teoria del comportamento umano”, bensì è una “teoria del comportamento interattivo”, e l’accento va posto non tanto sul “sostantivo” quanto sull’“aggettivo”. Certo il fatto che anche gli esseri umani abbiano un comportamento ne consegue che la cosa li riguardi da vicino, allo stesso modo in cui può riguardare qualsiasi altro “agente” che si auto-percepisca come un’unità (un gruppo, una nazione, un’impresa, un partito politico, ad esempio).

martedì 29 novembre 2011

Campi di applicazione dell'Etoanalisi: la letteratura

A quali campi può rivolgersi l'indagine etoanalitica? In una parola potrei dire a tutti quelli che prevedono delle interazioni, vale a dire a tutti quei campi nei quali è possibile osservare effetti di reciprocità. Detta in questi termini l’affermazione appare piuttosto generica, poiché i campi che prevedono un effetto di reciprocità sono davvero sterminati.

lunedì 28 novembre 2011

La stretta di mano e il suo segreto


In questa sede prenderò in esame il tipo di contatto che solitamente avviene tramite una semplice stretta di mano. Nel corso di questa stretta di mano ognuno può avvertire un certo “fluido” che fornisce delle informazioni reciproche. Ciò che l’altro comunica non può essere qualcosa di intenzionale: praticamente, come possiamo affermare che un corpo è caldo, tiepido o freddo, oppure solido, molle o liquido soltanto quando veniamo a contatto con esso, allo stesso modo possiamo dire che Y è così e così solamente quando entriamo per la prima volta in contatto fisico.

Che cos'è l'Etoanalisi: oggetto, problemi, metodi


L’Etoanalisi è lo studio del comportamento interattivo, e si differenzia tanto dalla Etologia quanto dalla Etologia umana. Il termine, da me coniato, riprende sia il significato di “Ethos”, inteso come comportamento o modo d’agire, che quello di “Analisi”. La definizione completa sarebbe: «Analisi profonda del comportamento interattivo nell’ambito delle relazioni interumane”. L’Etoanalisi sta all’Etologia come la psicoanalisi stava alla psicologia.

domenica 27 novembre 2011

Scoprire il nucleo più profondo del potere



Scoprire il nucleo più profondo del potere: il mio compito è questo. Ma non si tratta di andarlo a cercare in un luogo invisibile o negli oscuri meccanismi dell'inconscio, bensì in qualcosa che si ha costantemente sotto gli occhi. Se sfugge all’osservatore, come aveva intuito Edgar Allan Poe nella Lettera rubata, non è perché è nascosto, ma a causa della sua troppa evidenza.

giovedì 17 novembre 2011

Sull'essere inattuali: considerazioni a margine di "Sull'utilità e il danno della storia" di Nietzsche



Tra me e Sull’utilità e il danno della storia per la vita, la Seconda Considerazione Inattuale di Nietzsche, esiste un rito antico, che risale al lontano 1983, anno in cui acquistai il saggio nell’edizione Newton Compton con introduzione di Sergio Moravia. Un tempo avevo persino l’abitudine di segnare con delle date la fine della lettura dell’intero saggio o anche di un semplice paragrafo. Cosicché, periodicamente, mi capita di riprendere in mano questo piccolo libro e di rileggerlo.

lunedì 14 novembre 2011

berlusconismo, mitologia, resurrezione, fatto quotidiano, la repubblica, santoro, travaglio

L'Italia ha finalmente girato pagina




C'è qualcuno nella rete che con ressentiment comincia a pregustare il momento in cui i cosiddetti professionisti dell'antiberlusconismo non avranno più niente da dire o da scrivere una volta che il Cavaliere uscirà definitivamente di scena: che faranno da domani i Santoro, i Travaglio, i Maltese, ecc., e, soprattutto, di cosa scriveranno giornali come "La Repubblica" o "Il Fatto Quotidiano"? Per non parlare dei comici e dei vignettisti. Di questo passo si potrà anche dire: cosa scriveremo domani noi blogger una volta che lo spauracchio non ci sarà più?
Malignamente, si vuole insinuare l'idea che se costoro sono riusciti a vendere le loro merci (libri, articoli, programmi televisivi, numero di copie, ecc.), se noi blogger vediamo aumentare il nostro traffico, bene o male lo dobbiamo  indirettamente alla sua presenza in questi diciotto anni sulla scena politico-mediatica. S'applica la categoria del ressentiment perché, a conti fatti, siamo, noi antiberlusconiani, una massa di ingrati: il "berlusconismo" non ha soltanto foraggiato tutti i suoi sostenitori (apparati, giornali, televisioni, "responsabili", ecc. ecc.), ma anche la sua controparte.

Previsioni, profezie, scenari politici





Sfogliando alcuni commenti sulle pagine dei giornali, noto un’estrema prudenza nel disegnare i futuri scenari politici del nostro paese. Un po’, come dice, per scaramanzia (non vendere la pelle dell’orso prima d’averlo catturato), un po’ perché non vogliono mettere in gioco la loro credibilità, i giornalisti non si pronunciano più di tanto su ciò che accadrà post festum. D’altro canto, i giornali fanno il loro mestiere, danno notizie ed evitano di fare previsioni. A ciò bisogna aggiungere che esiste un inconsapevole atteggiamento hegeliano che vuole gli eventi essere sviscerati dopo che la nottola di Minerva ha preso il volo sul far del crepuscolo. La stessa politologia si limita a spiegare gli scenari dopo che essi si sono configurati.
Ebbene, da parte mia io non ho nessuna credibilità da difendere e nessuna carriera da salvaguardare, non sono né un giornalista né un politologo. Se le mie previsioni domani si riveleranno fallaci non rischio nessun licenziamento. Tutt’al più, chiudo questo blog e mi dedico alle mie letture filosofico-letterarie. Insomma, così come sono apparso allo stesso modo posso scomparire. Anche perché a me d’essere prudente o scaramantico non me ne importa proprio un bel niente. Sono esercizi di stile che lascio volentieri ai cosiddetti “professionisti” del settore, a quelli che con queste cose ci si guadagnano il pane dalla mattina alla sera, a quelli che insomma amano sbizzarrirsi soltanto quando vedono la tavola già bell’e apparecchiata.

sabato 12 novembre 2011

Governo tecnico, demagogia, corpo elettorale, complessità, governo, democrazia



La fine del dilettantismo in politica: largo ai competenti...

Una volta si sarebbe detto: dilettanti allo sbaraglio. Oggi, si potrebbe dire: fine del dilettantismo in politica. Della crisi politica, non solo in Italia, ma anche in altre parti del mondo, la lettura che viene data è che a governare sono i banchieri. I cosiddetti "governi" eletti democraticamente vengono letteralmente scavalcati dai tecnici. Io do un'altra chiave di lettura. In un mondo complicato, i governi possono anche essere governati da dilettanti affiancati da personale esperto e competente.

mercoledì 9 novembre 2011

Perché esulto, nonostante tutto questo marasma

Non cantiamo vittoria. Giusto, non cantiamo vittoria. D'altro canto, cosa c'è da cantare? Il fatto che siamo sull'orlo del baratro? Il fatto che di doman non c'è certezza? Permettetemi questo paragone: caduta del fascismo, città italiane ridotte in macerie, fame, miseria, morte. Non c'erano motivi per esultare. Il mondo stava letteralmente crollando. Eppure, gli italiani e le italiane esultavano, magari non apertamente, ma in silenzio, tra lacrime e dolori, nel profondo del loro cuore.